Olbia Atletica leggera: Gianni Mei, la corsa della vita

Mei parla a tutto campo dell’atletica leggera.

Gianni Mei e l’atletica leggera a Olbia: un connubio nato 40 anni fa. “Feci la prima gara a 13 anni grazie a Professor Luciano. I 2000 metri ai Giochi della Gioventù di Sassari. Arrivai quarto e il Preside della Media Ettore Pais Silecchia  fece passare la medaglia in tutte le classi con un encomio”. Ricordi indelebili. “Arrivammo al primo posto di squadra assieme a Massimiliano Deriu, Antonello Dessena e al compianto Vittorio Galia”. Da allora vittorie e record in serie. Patrimonio di Olbia.

Cosa manca all’atletica di oggi? “Proprio i Giochi della Gioventù. Nell’ambito sportivo li considero la più grande invenzione del secolo scorso. Avviavano allo sport all’interno della scuola. La loro cancellazione è un vero delitto”. I tempi sono radicalmente cambiati. Mei non la manda a dire: “I tagli inusitati alla scuola hanno affossato lo sport e l’atletica in particolare. Ho l’impressione che oggi il mondo scolastico non aiuti per nulla un ragazzo ad inserirsi in quello sportivo”. Peccato mortale. “Se li coinvolgi i giovani ti seguono. Io ci lavoro. Se dai loro delle regole le rispettano. Si divertono, come è giusto che sia, ma non si “sballano”.

Un appello accorato “La scuola sarebbe fondamentale per aumentare il numero degli atleti. Se non prendi la canna da pesca in mano e non hai la pazienza di aspettare i pesci e’ impossibile prenderli”. Da atleta di successo a preparatore di spessore, non solo nell’ambito dell’atletica leggera. “Allenare in pista o su un campo è la mia piena soddisfazione“. Una famiglia “atletica”: “E’ la mia grande fortuna. Mia moglie Licia è stata maratoneta. Nostri figli Salvatore (20 anni), Francesco (15), Ginevra (13) e Maria (9) hanno scelto questo fantastico sport”. Fino a quando correrà Gianni Mei? “Finchè il Signore mi lascerà sulla terra la mia corsetta quotidiana la farò”. Con un sogno nel cassetto. “L’anno prossimo Francesco diventa allievo. Se tutto va come credo potrò disputare una gara ufficiale “contro” i miei due figli”. Cuore di babbo.

 

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