Torna l’allarme anoressia tra le ragazze, boom di casi a Olbia e in Gallura. Ma non ci sono strutture

Le ragazze in Gallura che hanno disturbi alimentari.

Sono sempre più giovani le ragazze che in Gallura, come nel resto dell’Isola, soffrono di disturbi alimentari (DCA), conosciuti come anoressia e bulimia. Il fenomeno è in linea con i dati nazionali che parlano di pazienti anche di soli 10 anni di età. Nella Penisola sono circa 3 milioni le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca), di cui il 95,9% sono giovani donne, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute nel 2018. Secondo l’Osservatorio del ministero della Salute, in Italia ogni anno muoiono 3000 ragazze.

Il silenzio, lo stigma ma anche la scarsa copertura territoriale in alcune regioni contribuiscono alla morte di tante donne affette da disturbi alimentari. In molte regioni italiane, infatti, la copertura è disomogenea: alcune regioni mancano addirittura di strutture specializzate. La Sardegna è una di quelle regioni che ancora non possiede strutture né reparti pubblici adeguati per trattare i disturbi alimentari. Per lo stesso motivo il reperimento di una stima di chi soffre di disturbi alimentari è difficoltoso, si parla comunque di 12mila casi in tutta l’Isola. In Gallura è il Serd di Olbia a prendersi carico del paziente con disturbi dell’alimentazione, dove è presente uno sportello dedicato alle persone con disturbi alimentari.

Tuttavia, la regione Sardegna risente della mancanza di un centro residenziale specializzato per curare l’anoressia/ bulimia, che richiede un percorso articolato e lungo. Ma cosa avviene nelle altre regioni? A Milano, al Niguarda, ad esempio, ha un reparto specializzato che, a causa della carenza di servizi in altri territori, prende in carico anche pazienti da altre regioni italiane. Infatti, una ragazza su 4 viene da quelle regioni che hanno una copertura insufficiente di strutture per DCA. In altre regioni è presente una rete strutture specializzate delle Usl locali, come in Umbria, mentre in altre sono presenti numerose strutture convenzionate ma anche strutture pubbliche. In Umbria arrivano anche molte pazienti sarde e galluresi che sono costrette a fare “viaggi della speranza”, perché il territorio non è coperto da strutture adeguate per guarire dai disturbi alimentari. Il centro, situato nel Palazzo Francisci a Todi, dispone di uno spazio di cura, alternativo all’ospedale, neutro e impersonale dove i pazienti possano vivere una esperienza di terapia intensiva accompagnata da una esperienza di vita accogliente e ricca equipe di personale specializzato (psicologi, pediatri, nutrizionisti psichiatri, fisioterapisti, infermieri, dietiste) svolge un programma integrato e terapeutico in un ambiente protetto, della durata dai 3 ai 5 mesi.

Cosa accade nelle regioni dove non sono presenti questi centri? Le pazienti affette da disturbi alimentari, in accordo ad una legge regionale, dovrebbero essere inviate nei centri specializzati situati nelle regioni della Penisola. Dovrebbero, perché le strade possono essere anche altre forse meno efficaci per trattare i disturbi alimentari. E questo, pare sia accaduto durante il precedente governo regionale, racconta Antonello Contini (Unidos). “Spesso in Sardegna le ragazze affette da disturbi alimentari però vengono indirizzate presso i Csm (centri di salute mentale) – spiega Contini, parente di una persona affetta da anoressia nervosa -, dove vengono imbottite di farmaci che non migliorano la loro situazione. Fatto ancor più grave è che in caso di autolesionismo vengono ricoverate presso i reparti di psichiatria”. Questo avviene perché la Sardegna è l’unica regione in Italia senza strutture specializzate nella presa in carico, cura e riabilitazione dei disturbi alimentari.

“Nei centri specializzati della Penisola sono presenti team di medici – spiega Antonello – psicologhe, dietiste che non imbottiscono le ragazze di farmaci, ma utilizzano metodi che le aiutano a prendere in mano la situazione anche con l’aiuto di corsi e di attività interne ed esterne alla struttura”.

Purtroppo, la prassi che viene utilizzata negli ospedali dell’Isola, in caso di autolesionismo è quella del ricovero presso i reparti psichiatrici, dove le ragazze sono a contatto con pazienti con patologie non idonee alla loro situazione, che le porta a un gravissimo peggioramento della loro salute. Una battaglia lunga quella compiuta da Antonello, per l’istituzione anche in Sardegna di strutture sanitarie adeguate a questo disturbo, che non conosce ancora oggi una cura definitiva ed è causa di morte per molte ragazze che ne sono affette.

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