Il festival sull’ambiente di Santa Teresa chiude con polemica

Il dibattito durante la presentazione del film documentario.

Lisa Camillo è l’autrice di Balentes-the brave one (dal sardo, i coraggiosi), film documentario di 84 minuti, molto discusso ed in parte criticato al festival Life after oil di Santa Teresa. Il film  parla delle presunte vittime e delle conseguenze causate dai poligoni militari in Sardegna. Il nome Balentes fu dato agli abitanti di Pratobello, paesino vicino ad Orgosolo che nel ’69 protestarono contro la costruzione di una zona militare nel proprio territorio. 

La regista sardo australiana, nella sua pellicola di notevole spessore, esordisce con un racconto sulla storia della Costa Smeralda, risaltando il ruolo fondamentale del principe Aga Khan, ovvero colui che portò ricchezza e prosperità negli anni ’60 con i sui investimenti in questo posto incantevole, e che fu costretto ad abbandonare i suoi affari immobiliari qui a causa delle resistenze degli abitanti.

Al termine della proiezione Massimiliano Mazzotta, organizzatore del festival Life after oil, ha invitato Lisa Camillo sul palco e esortato come sempre gli spettatori a fare domande e commenti. La prima ad esprimere il suo disappunto è stata l’assessore alla Cultura Stefania Taras che puntualmente ha chiesto a Lisa come mai nel film è partita parlando della Costa Smeralda. Sottolineando la contraddizione tra la mondanità della Costa Smeralda e la drammaticità dell’argomento trattato nella pellicola.

Tra i presenti del pubblico, una cittadina teresina ha sbottato in questi termini: “Mi rifiuto di essere colonizzata dal punto di vista idealistico. Lo sappiamo tutti gli investitori forestieri hanno espropriato con la forza i terreni ai sardi. I veri sardi fanno i lavapiatti e i camerieri. Questo modello di ricchezza non ha portato benessere agli abitanti del posto”.

Qualcuno ha cercato di placare gli animi surriscaldati. “La Sardegna è fatta, sopratutto di operai, minatori, pastori. Questo film è sincero, lei non viene dal Campidano come me, ha un’altra storia. Lei avrebbe potuto falsificare tutto, invece ha raccontato la storia di una ragazza che a 19 anni è andata in Australia ed è ritornata in Sardegna dopo 18 anni. Va rispettata la storia di chiunque, degli architetti e degli ingegneri. Lei è la figlia di signori che lavoravano in Costa Smeralda e ha fatto la scuola di vela da piccola. Non mi interessa da dove viene, ma l’essere uniti nella lotta contro le servitù militari”.

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