Il festival Life after oil di Santa Teresa non delude le attese

Il festival Life after oil a Santa Teresa.

La settima edizione di Life after oil condotta da Massimiliano Mazzotta ha animato la stagione settembrina di Santa Teresa Gallura. Partita ad Ottana, in provincia di Nuoro, dal 3 al 5 settembre, ha fatto tappa nel comune nei giorni dall’8 al 13 settembre. Qui registi e documentaristi di fama internazionale hanno potuto far conoscere al pubblico molti dei film girati tra il 2018 e il 2020 nei diversi continenti, su temi come inquinamento, sfruttamento delle risorse naturali, violazione dei diritti umani.

Tra i giurati del festival, giornalisti, produttori e registi di estrazione internazionale. Nella giuria la giornalista italiana Marilù Mastrogiovanni ha dato il suo contributo alla scelta dei film da premiare e non ha mancato di esprimere la sua opinione su questa kermesse. “Ci sono film di qualità, veri e onesti, non costruiti. Questo festival merita di essere promosso nel resto dell’Italia e dell’Europa. Le istituzioni dovrebbero riconoscere il valore del festival per il lavoro fatto in questi sette anni”. Pedro Pineiro Fuentes, anche lui membro della giuria, direttore del festival di Saragozza Ecozin, sintetizza: “Tutte le opere sono meravigliose, si portano alla luce tematiche fondamentali per i diritti umani”.

I film in concorso sono stati suddivisi in quattro sezioni: ambiente, ambiente e diritti umani, animazioni, diritti umani. E in tre categorie: cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi. Da menzionare, tra i lungometraggi, sezione ambiente, il documentario di Filippo Bellantoni, “Legno vivo, xilella, oltre il batterio”. Si tratta di un montaggio realizzato in collaborazione con la Spagna, mediante un crowdfunding. Bellantoni vuole trasmettere un messaggio ai lavoratori agricoli e cioè l’importanza della cura del suolo e dell’ecosistema. Vale la pena citare tra i film premiati nella sezione diritti umani “Prisoner of society”, un cortometraggio che narra la vicenda di un giovane transessuale costretto a vivere rinchiuso nella propria abitazione perché perseguitato dalla società in cui vive.

La produttrice del film dopo aver portato a conoscenza la storia del ragazzo, che si fa chiamare Adelina, è riuscita a farlo trasferire da Tblisi a Vienna, così che potesse condurre un’esistenza migliore. Altro cortometraggio, sezione ambiente, a ricevere il premio come miglior film “Oro Blanco”, che descrive lo  sfruttamento delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, nel sudamerica. Nella sezione ambiente e diritti umani vince il mediometraggio “The bajos won’ t celebrate”, film incentrato su un dramma umano accaduto non molto tempo fa in Irak. Nella sezione ambiente lungometraggi vince il premio Giuseppe Ferrara “Kiruna-a brand new world”, pellicola ambientata nel nord della Svezia, dove verrà ricostruita una città per far spazio ad una miniera di ferro.

Il premio Best world panorama movie lo vince “Sticker”, cortometraggio che vede protagonista un padre macedone, che vuole partecipare a tutti i costi allo spettacolo della figlia, ma che viene messo a dura prova dalla burocrazia ingiusta e complicata. Come migliore film sperimentale vince la pellicola cinese”Hide & Seek”, per la migliore animazione il film portoghese “O peculiar crime do estranho S. Jacinto”. “Prison for profit” e “La vuelta al campo”, rispettivamente i lungometraggi preferiti sezione diritti umani e sezione ambiente. Infine la mensione speciale Wwf va a “Apis mellifera”, mensione speciale Italia nostra a “2030”, mensione speciale Emergency Sassari a “Dreams under the rubble”, tutti cortometraggi. 

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