Disoccupati o sottopagati, il futuro dei giovani è sempre più nero

La disoccupazione tra i giovani è al 17 per cento: un under30 su tre non ha un impiego.

Senza un lavoro o quando il lavoro c’è si tratta, comunque, di un’occupazione a tempo determinato, precaria, senza prospettive. Magari stagionale, legata ai mesi del picco turistico, a cui segue un periodo di disoccupazione, con o senza indennità per quando si sta a casa versata dal rispettivo istituto di previdenza.

E poi sottopagati, con gli stipendi più bassi non sono della Sardegna, ma persino tra i più bassi d’Italia. A cui, per colmare la differenza retributiva, non basta l’abitudine, ancora troppo diffusa tra i datori di lavoro, di allungare la mancia in una busta a parte, leggasi meglio come nero.

Un futuro a tinte fosche per i giovani olbiesi e non solo. I dati sul lavoro in Sardegna, diffusi da Eurostat, parlano di un tasso di disoccupazione superiore al doppio della media nei Paesi dell’Unione Europea. Nel concreto e relativamente al 2016, il tasso medio Ue dei non occupati era dell’8,6%, mentre sull’isola la percentuale è stata del 17,3%.
Ma il primato più triste è quello che riguarda la disoccupazione giovanile. La Sardegna è sesta nella classifica delle aree territoriali con il più alto tasso di giovani senza lavoro in tutta Europa. Va detto che in generale, tutto il sud Italia si presenta problematico: la Calabria registra un tasso di disoccupazione pari al 23,2%, seguita da Sicilia (22,1%), Campania (20,4%) e Puglia (19,4%).

Ultimo dato da prendere in considerazione è quello della disoccupazione giovanile. Perchè è vero che è leggermente al di sotto
della media nazionale (34,9% contro 37,8), ma comunque non abbastanza considerando che la Gallura beneficia anche dei positivi effetti del turismo. Da notare c’è anche l’indice sintetico di efficienza e innovazione del mercato del lavoro. Il livello della provincia di Olbia-Tempio è medio basso cioè quattro posizioni in meno dello scorso anno, retrocedendo dalla 73 alla 77 fila.

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