In Gallura il primato per numero di assegni di disoccupazione. Il lavoro è stagionale: “Il 70% delle vertenze a Olbia sono per sfruttamento”

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Il primato anche in Gallura delle richieste di disoccupazione.

La Gallura e, in generale la Sardegna, è prima in Italia per beneficiari di Naspi, ovvero il sussidio di disoccupazione dato dall’Inps per i lavoratori licenziati. Questo è il dato elaborato dall’ultimo rapporto del “Welfare Italia Index”.

I dati del report in Sardegna e in Gallura.

Questo si lega con la percentuale dei disoccupati, piuttosto alta rispetto alla media nazionale in quanto costituiscono anche lavoratori che hanno perso il lavoro perché stagionali. Si tratta dell’8% della popolazione 15-64 anni. La pandemia ha determinato, inoltre, un accorciamento dei contratti e condizioni di lavoro più difficili. “Ci sono due tipi di aziende – dichiara Danilo Deiana, segretario di Filcams Cgil Gallura – . chi fa assunzioni in regola e chi assume con contratti part time (per risparmiare) e li obbligano a lavorare anche 10 e 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, in condizioni quasi disumane, con retribuzioni all-inclusive (Retribuzione ordinaria, straordinari,TFR, 13°, 14°, ferie e permessi) tra i 900 ed i 1200 euro al mese. Poi, se fino al 2019 la stagione turistica durava dai 3 ai 6 mesi, durante il covid i contratti sono stati attivati di mese in mese”.

A Olbia sono il 70% le vertenze sindacali presentate per questa sorta di sfruttamento. “Questo ha creato un problema enorme sia dal punto di vista della retribuzione che da quello delle prestazioni a sostegno del reddito – spiega -. Poniamo che un lavoratore abbiamo lavorato per due mesi. Avrà come copertura della Naspi solo un mese. La proposta è creare una nuova indennità di disoccupazione da affiancare alla NASPI attuale, ma specifica per i lavoratori stagionali del turismo. C’è poi il problema contributivo. Con pochi mesi di lavoro si ha sempre meno diritto alla pensione. La formazione del personale è assente. Molti lavoratori stagionali non vengono formati dalle aziende, perdendo la possibilità di crescere professionalmente”.

Sempre meno stagionali in Gallura, ma il reddito di cittadinanza non c’entra.

Sono tanti i ristoratori che lamentano la diminuzione della domanda di lavoro in Gallura. C’è chi dà la colpa al Reddito di Cittadinanza (la Sardegna è quinta in Italia per numero di beneficiari, secondo lo stesso rapporto) e chi si lamenta genericamente di non trovare più gli stagionali. “Secondo i dati dell’Inps sono pure in diminuzione i beneficiari del Rdc – dichiara Deiana -, decrementati del 27%. In tutto, i percettori in Gallura sono solo il 4% della popolazione. La verità è che i sardi stanno rifiutando i lavori stagionali scegliendo offerte più congrue e dignitose del mercato di lavoro.

I lavoratori galluresi si orientano, quindi, verso altri settori, più gratificanti dal punto di vista retributivo e meno sacrificanti. “Se mancano i lavoratori stagionali non è dunque per colpa delle scelte personali dei singoli, ma, come è evidente, del sistema. Che cosa possiamo fare? – spiega ancora il segretario di Filcams Cgil -. Destagionalizzare, allunga la stagione. Lo diciamo da decenni: una soluzione potrebbe arrivare proponendo progetti con i fondi del Pnrr, coinvolgendo in maniera attiva tutte le parti sociali per allungare la stagione, ridefinendo il sistema infrastrutturale e dei trasporti”.

Le proposte per migliorare la condizione del lavoro in Gallura.

Questo servirebbe per contrastare in ambito territoriale anche le problematiche già affioranti e che ora stanno iniziando ad emergere ancora di più a causa del combinato disposto Covid-Guerra. “Riteniamo che il tema del lavoro gravemente sfruttato debba essere affrontato anche sul piano istituzionale oltre che contrattuale e vertenziale – dichiara Deiana -. I comuni della Gallura insieme alle parti sociali dovrebbero confrontarsi per darsi delle linee guida e sottoscrivere appositi protocolli d’intesa per il contrasto al lavoro gravemente sfruttato nel settore turistico. E’ necessario sollecitare il Ministero del Lavoro ad incrementare il numero di ispettori destinati all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, istituendo presidi a livello territoriale che possano contrastare tali fenomeni”.

Altre proposte vanno dai bollini di qualità per le aziende che trattano bene i lavoratori, alla lista nera per le aziende sanzionate per irregolarità in materia di lavoro, sicurezza e previdenza, fino ai progetti di marketing istituzionale, fino alle politiche attive per il turismo stagionale e la professionalizzazione delle figure. “E’ necessario un accordo sindacale provinciale che impegni le associazioni d’impresa a
promuovere – aggiunge -, con strumenti efficaci verso i loro associati, il rispetto della normativa e dei CCNL, ad individuare indici di congruità utili a valutare le situazioni di illegalità ed a sollecitare verso le imprese associate l’adozione di una certificazione etica del lavoro. Va avviato un percorso in ambito provinciale di campagne d’informazione/sensibilizzazione istituzionale diretto ad informare la cittadinanza, in particolare gli studenti e le imprese, sui diritti e sugli obblighi in materia di lavoro, previdenza e sicurezza”.

Un’altra soluzione è quella di incentivare l’inserimento lavorativo dignitoso e professionale ai diplomati e studenti di istituti alberghieri, la formazione professionale regionale, l’istituto tecnico per il turismo “Per quanto riguarda il sistema universitario – conclude Deiana -, resta troppo bassa la richiesta di laureati nelle imprese turistiche locali e questo è sconfortante”.



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