Migranti bloccati a Olbia, Silvio Lai (Pd) chiede l’intervento del Governo

migranti bloccati al porto di olbia

Un mese dopo ci sono ancora migranti bloccati al porto di Olbia che cercano di lasciare l’Isola

Un mese fa si era creato un “tappo” e la storia si ripete con decine di migranti bloccati a Olbia che cercano di partire. A metà settembre c’era stata una grande affluenza, ma le procedure per le partenze non erano adeguate al flusso improvviso. Per giorni tanti ragazzi avevano dovuto bivaccare al porto in attesa di raggiungere l’Europa continentale. La settimana scorsa da Cagliari era partito un charter per Bergamo con un centinaio di migranti e altrettanti sono arrivati a Olbia per prendere la nave. In questi giorni c’è di nuovo un collo di bottiglia alle partenze e la questione diventa un caso politico. Il deputato Silvio Lai, segretario regionale del Pd, chiede l’intervento della presidente Meloni e del ministro Piantedosi: “A Olbia il Governo è scomparso, la propaganda suLla sicurezza non basta più“.

La denuncia del segretario Pd

“Lunedì una trentina di persone ha superato i controlli per raggiungere l’area degli imbarchi ed è stata poi allontanata dalla Polizia – denuncia Silvio Lai -. Si aspetta che la tensione salga prima di intervenire? Si attende che qualcuno si faccia male per riconoscere che il sistema non funziona?”. Qualcosa nel meccanismo non funziona e le code al porto di Olbia ne sono la prova evidente. “Le compagnie parlano di documenti non idonei e sicurezza della navigazione. Il Siulp segnala carenza di personale e procedure assenti”. Il deputato Dem chiama in causa il Governo. “Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi hanno fatto della sicurezza la bandiera del Governo. A Olbia, dopo settimane di allarmi, quella bandiera è diventata uno slogan: nessuna soluzione, nessuna regia, nessuna risposta all’altezza. La responsabilità politica è loro“.

“Ho predisposto un’interrogazione parlamentare al ministro Piantedosi – annuncia Lai -. Chiederò dati aggiornati su presenze e capienza di Monastir, ragioni dei mancati imbarchi, procedure di verifica dei documenti, condizioni di assistenza e organici della Polizia di frontiera. La richiesta è immediata: Governo e Prefettura convochino Questura, Comune, Regione, Autorità portuale e compagnie; chiariscano responsabilità e procedure, garantiscano assistenza e condizioni dignitose e rafforzino il presidio. Servono risposte verificabili, non un altro annuncio. La sicurezza non si fa lasciando persone ferme per settimane e agenti senza strumenti. Dopo quaranta giorni, ogni ulteriore rinvio è una scelta. E porta la firma di Meloni e Piantedosi”.

[foto di settembre]

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