Da Olbia a Cagliari, in Sardegna l’80% dei comuni a rischio alluvioni

Sono 306 i comuni a rischio.

Purtroppo, in Italia, negli ultimi 55 anni, sono stati più di 5.000 i morti a causa delle ripetute, consuete calamità innaturali. Da Olbia a Genova fino a Refrontolo e Livorno. In tutta Italia si ripetono sistematicamente.

Le cause? Sempre le stesse: quella calamità che si chiama uomo. In realtà, ben poco è stato fatto e basta una serie di temporali per ritrovarci, come al solito, con strade interrotte, paesi isolati, gravi pericoli per l’incolumità pubblica, centinaia di milioni di euro di danni.

Il territorio sardo rivela un diffuso rischio idrogeologico: l’80% dei Comuni (306 su 377) è a rischio frane e alluvioni, con oltre 613 chilometri quadrati. interessati (dati Ministero ambiente, 2013). Purtroppo, in particolare nell’autunno 2013, in concomitanza con eventi atmosferici intensi (“Ciclone Cleopatra”), si è verificata l’ennesima calamità innaturale in Gallura, nel Nuorese, nel Campidano, con nuovi gravissimi lutti e danni materiali.  Nell’autunno 2015, negli stessi luoghi, la calamità innaturale s’è ripresentata.

In questi giorni l’intera costa sud-occidentale sarda risulta isolata per l’interruzione della strada statale 195, sommersa e semi-distrutta dall’acqua. Non solo.  Si stima che le reti idriche isolane attualmente perdano circa il 55% dell’acqua trasportata (dati Agenia Consulting, 2014), a causa di carenze manutentive e di opere di adduzione obsolete.

Il Gruppo D’Intervento Giuridico onlus, associazione per la protezione dell’ambiente riconosciuta, propone che almeno un terzo del complessivo importo dei fondi disponibili inerenti la programmazione comunitaria sia destinata a un vero un vero e proprio new deal nel campo del risanamento idrogeologico e della distribuzione idrica, con il sostegno dei fondi comunitari 2014-2020, così anche da fornire occasioni di lavoro per imprese, professionalità, maestranze di ogni livello, con indubbi riflessi positivi sulla qualità ambientale e della sicurezza del territorio, nonché del miglioramento del contesto economico-sociale sardo nel breve-medio termine.

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