Da 35 giorni chiuso in casa a Olbia per avere l’esito del tampone

Un mese a casa in quarantena a Olbia.

Trentacinque giorni in casa ad attendere l’esito del tampone per il Covid-19. Questa l’odissea di un giovane di Olbia, chiuso nella sua casa dal 20 agosto. L’esito negativo del tampone, racconta il giovane, è arrivato ieri. Ma non è ancora sufficiente per tornare alla vita normale. Serve un secondo test, gli hanno fatto sapere. E così si profila il rischio di una nuova odissea.

“A Olbia, l’emergenza Covid-19 esiste – denuncia il giovane, che di nome fa Diego -. Esiste perché il sistema sanitario non è stato e non è ancora in grado di gestire in tempi rapidi questo boom di casi come definito dagli stessi sanitari”.

Un j’accuse pesante, che accende un faro sulla situazione contagi a Olbia. “Per fare il tampone i pazienti devono uscire e andare dai sanitari presso la struttura pubblica dell’Ats e non il contrario – racconta ancora il giovane -. Una struttura che non è in grado di ospitare il drive-in senza conseguenze negative riguardo la sicurezza, la privacy e la viabilità, chiedete ai residenti della zona. Non è possibile impiegare 2 settimane per individuare un potenziale positivo e più di un mese per verificarne la negatività, rallentando un intero sistema ospedaliero in una zona così importante della Regione”.

Insomma, una vita da recluso difficile da spiegare. “Tralasciando la mia avventura quanto tempo ancora dovrà passare prima di richiedere e ottenere risorse reali, prima di interessarsi seriamente alla questione e magari farlo con trasparenza?”, si domanda Diego.

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