La Maddalena, lo sfogo di un imprenditore: “Come la burocrazia ha ucciso la mia attività”

Enzo barretta

La denuncia di Enzo Barretta, storico imprenditore.

La drammatica testimonianza di Enzo Barretta, storico ristoratore dell’arcipelago, che a 77 anni lancia il suo grido d’allarme rimasto inascoltato dalle istituzioni.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la drammatica ed accorata lettera aperta di Vincenzo (Enzo) Barretta, noto e stimato imprenditore di La Maddalena, titolare del celebre ristorante “La Grotta” e ideatore del catamarano ristorante “Ottava Isola”. Attraverso questo testo, che si configura come una vera e propria cronaca di vent’anni di ostacoli burocratici, silenzi istituzionali e veti incrociati, Barretta ripercorre la fine di un sogno imprenditoriale che ha saputo generare, nel tempo, un indotto economico vitale per l’intera comunità isolana. Un grido di dolore e una denuncia pubblica che merita una riflessione profonda da parte della cittadinanza e delle autorità competenti.

LETTERA APERTA ALLA CITTADINANZA E ALLE ISTITUZIONI

Scrivo queste righe con il peso di vent’anni di battaglie, investimenti, speranze e, purtroppo, profonde delusioni. Sento il dovere morale di rendere pubblica la mia storia — e quella della mia famiglia — non per cercare commiserazione, ma per fare luce su un sistema burocratico e istituzionale che sembra mirare a logorare chi produce, anziché tutelarlo.

Tutto ha inizio vent’anni fa con un’idea allora unica ed esclusiva per l’arcipelago di La Maddalena: la creazione di una zattera ristorante. Dopo lunghe peripezie per trovare la giusta concessione, nel 2008 riusciamo finalmente a posizionarci a Santo Stefano, nell’area di La Fumata. L’investimento era stato imponente, nato anche per sopperire alle criticità derivanti dalla chiusura del porto di Cala Gavetta. Il successo fu immediato: tra il 2009 e il 2011, la struttura divenne una vera e propria vetrina per l’isola, registrando una media giornaliera di 12-16 mega yacht, oltre a numerose altre imbarcazioni. Non era solo il nostro successo: era un indotto economico vitale per l’intera comunità maddalenina, poiché i turisti, dopo aver cenato da noi, sbarcavano sull’isola per fare acquisti nei negozi locali.

Evidentemente, però, questo successo dava fastidio a qualcuno. La fine di quell’esperienza non è arrivata per mancanza di mercato, ma per un pretesto burocratico che definire paradossale è dir poco: un’ispezione dell’ufficio tecnico comunale contestò un presunto abuso edilizio per un solo metro di catena che attraversava la banchina. Quella fu la scusa utilizzata per decretare la chiusura della zattera e interrompere bruscamente un’attività virtuosa.

“Da quel momento, l’anno 2010 ha segnato l’inizio di un calvario senza fine. Coincidenza vuole che da quell’anno l’amministrazione comunale veda costantemente la presenza di esponenti della stessa categoria dei ristoratori. Non voglio lanciare accuse dirette, ma i dubbi e le ombre su questa catena di ostacoli rimangono legittimi e profondi.”

Nonostante il colpo subìto, non ci siamo arresi. Insieme ai miei figli abbiamo concentrato le forze sul nostro ristorante a terra, “La Grotta”, in via Principe di Napoli, uno storico punto di riferimento per l’isola. Ma anche qui, le stranezze sono continuate. Per ben sei anni consecutivi, puntualmente tra i mesi di giugno e agosto — nel cuore della stagione turistica — la sala principale è stata penalizzata dai lavori di rifacimento di un tetto adiacente. Cantieri eterni, a ridosso dell’attività, che hanno dimezzato il nostro volume d’affari, riducendo il lavoro del 50%. Di fronte alle nostre denunce per potenziali anomalie o abusi, la risposta dei responsabili del settore è stata il silenzio o la giustificazione che “mancano operatori per effettuare i controlli”. Una risposta che suona come una beffa: in questo modo si finisce per danneggiare gli imprenditori onesti, lasciando spazio a chi non rispetta le regole.

Stanchi di questo muro di gomma, tra il 2005 e il 2014 abbiamo tentato un nuovo grande progetto. Abbiamo commissionato e costruito un maestoso catamarano motorizzato di 39 metri per 13: una vera e propria nave a tutti gli effetti, realizzata nel pieno rispetto di ogni rigorosa normativa di bordo. Per poter operare in sicurezza, avevamo bisogno di un ormeggio notturno stabile, per evitare i costi insostenibili di mantenere l’equipaggio di navigazione fisso a bordo a motori spenti. Cinque anni fa l’ennesima richiesta formale al Comune. La risposta? Arrivata con un ritardo di 13 mesi, basata su una interpretazione errata della burocrazia locale: ci è stato risposto che non potevamo operare all’interno del porto, una concessione che noi non avevamo mai richiesto nei documenti ufficiali.

Oggi, dopo altri 16 mesi di attesa tramite un’agenzia specializzata per ottenere un semplice specchio d’acqua in cui ormeggiare la nave (avendo rinunciato persino ad armarla pur di sbloccare la situazione), ci troviamo nuovamente congelati. Siamo a fine giugno e, anche se arrivasse un’autorizzazione domani, i ritardi accumulati dalle istituzioni rendono ormai impossibile pianificare la stagione, posizionare i corpi morti, attrezzare lo scafo e fare la necessaria promozione.

Il mese scorso ho intrapreso l’azione più estrema e dolorosa: uno sciopero della fame e della sete, mettendo a rischio la mia stessa vita nella speranza che qualcuno intervenisse o che la stampa locale accendesse i riflettori su questa ingiustizia. Il risultato è stato il silenzio totale. Le istituzioni sono rimaste assenti, i giornali locali si sono voltati dall’altra parte, dimenticandosi rapidamente della vicenda. Persino i legali interpellati sembrano mostrare un inspiegabile disinteresse.

A 77 anni, e dopo aver superato importanti e delicati interventi chirurgici, confesso di essere stremato. Questa non è solo la cronaca di un fallimento burocratico, è la denuncia di come si possa distruggere la passione e la salute di un uomo che ha dedicato la via al turismo e alla valorizzazione del proprio territorio. Molto probabilmente, questo sarà l’ultimo anno in cui avrò la forza di fare qualcosa nella ristorazione. Di fronte a questo muro invisibile ma insormontabile, sento che è arrivato il momento di fermarmi. In fede, Un imprenditore maddalenino, titolare dello storico Ristorante “La Grotta” e del Catamarano Ristorante “Ottava Isola”, conclude Enzo Barretta.

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