La benedizione di San Simplicio su Olbia e la Gallura, emozione e speranza dalla processione

Le celebrazioni e le parole del vescovo Sanguinetti.

Sarebbe semplice dire che l’atmosfera fuori dalla chiesa di San Simplicio oggi, 15 maggio, è surreale. Una parola ripetuta troppe volte in questi giorni. Ma che non sia strana non lo si può negare.

Si sente l’atmosfera della festa nel chiacchiericcio della manciata di fedeli che, in ordine sparso, attende l’uscita del Santo per la benedizione alla città. I pick up parcheggiati sul sagrato, le forze dell’ordine, i giornalisti, il coro. Tutti fuori. In attesa.

Dentro la basilica, invece, monsignor Sebastiano Sanguinetti, durante la solitaria celebrazione della messa utilizza una parola. Speranza. Speranza che viene dopo le parole inedito e surreale, come la quarantena e la città chiusa. Inedito e surreale come da vesta mamma de mesu e maju priva dei suoni, dei colori e di rumori che la caratterizzano.

Speranza è la parola che risuona nella mente di tutti – dice nella sua omelia monsignor Sanguinetti – mai come in questo momento di passaggio dai rigidi limiti degli ultimi mesi a un lento e progressivo ritorno alla normalità abbiamo bisogno di nutrirci di questa virtù teologale. Il peggio sembra, ormai, alle nostre spalle – prosegue -. E così sarà se continueremo ad usare testa e prudenza. Servirà ancora tanta pazienza e senso di responsabilità. Serviranno ancora tempo e sacrifici, ma la luce tornerà!”

“La speranza cristiana è una certezza, perché ha un fondamento, ha una garanzia sicura: Gesù Cristo. È la speranza dei Santi, la speranza che ha guidato San Simplicio fino al martirio, fino al dono della propria vita. Dio, in Cristo Gesù, è la nostra speranza, la speranza che non delude”.
E poi un pensiero rivolto alla crisi economica che attanaglia il territorio gallurese.

“È un invito e una parola di speranza attiva che volentieri rivolgo a tutti i figli e figlie di questa città e di questo incantevole territorio di Gallura e Angelina, al mondo e al lavoro imprenditoriale così provato dall’attuale drammatica contingenza, alla fascia più debole e fragile dei nostri cittadini, agli amministratori e responsabili della cosa pubblica investitori un compito senza precedenti”.

“Ma è ben nota l’intraprendenza di questo territorio. Sono sicuro che la stessa capacità di iniziativa del recente passato sarà messa a frutto per ripartire, magari con maggiore saggezza e lungimiranza, con uno sguardo più globale al modello di sviluppo, non fine a se stesso, ma amico dell’uomo e del creato”.

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