Cosa accade davvero dentro i centri massaggi cinesi di Olbia. Il nostro racconto

Siamo entrati in un Centro massaggi orientale a Olbia.

Dove fino a un paio di anni fa c’era un bar oggi ci sono loro. Dove c’era quel locale sfitto da secoli, loro hanno aperto. Soprattutto nelle vie secondarie, ma non per questo sono meno evidenti, anche per via di quelle insegne sgargianti e di quei nomi spesso improponibili. Sono sempre aperti, o almeno così sembra, anche se non vedi mai entrare nessuno. I centri massaggi cinesi sono entrati a far parte a pieno titolo del panorama commerciale di Olbia. Un fenomeno non certo nuovo, ma che lascia ancora molti incuriositi. Anche perché, su quello che succeda la dentro, dietro a quelle vetrine, le voci corrono veloci. E quando si parla di “centro massaggi cinese” si dà per scontato che non sia un semplice massaggio. Ma è davvero così? Noi ci siamo andati. E questo è stata la nostra esperienza.

La porta è chiusa. Per entrare bisogna suonare. Dopo alcuni secondi si affaccia una ragazza dai lineamenti chiaramente cinesi e con indosso una vestaglia rossa. Si guarda intorno, per assicurarsi che sia da solo. Come fosse strano entrare in quel posto. All’interno c’è subito una scrivania e un divanetto. Delle luci soffuse illuminano l’ambiente. La ragazza mi chiede se voglio fare un massaggio. Io annuisco con fare scontato. E a quel punto mi prende la mano e mi accompagna in una stanza un po’ defilata e piccolina. Assomiglia davvero a una di quelle cabine dei Centri estetici, penso. Se non fosse che un lato è occupato da un letto a una piazza e mezza e nell’altro c’è una vasca con vicino un piccolo lavandino. Mia (così dice di chiamarsi), con un italiano stentato, va subito al punto: “Un’ora o mezz’ora?”. Mezz’ora. “Massaggio romantico, sì?”. Più che una domanda, è un’affermazione. Il suo gesto è inequivocabile. Dico di no e noto il suo disappunto negli occhi.

“Sono cinquanta. Pagare subito, prego”. Tiro fuori i soldi e glieli allungo. “No massaggio romantico? Solo sessanta eh”. No, grazie, ho solo un po’ di mal di schiena, le dico. Fa tipo una smorfia, dice ok e mi indica l’angolo in cui spogliarmi. Poi esce dalla stanza. Nonostante abbia acceso una radio che propone sonorità orientali, riesco a sentire che parla con qualcuno in cinese. Una volta rientrata, mi trova ad attenderla in mutande. Mi sdraio e inizia il massaggio. Mentre mi riempie il corpo di olio profumo dolce e quasi nauseante, le faccio qualche domanda. Mia ha 28 anni e vive in Italia da cinque. È a Olbia da un anno e prima viveva a Roma. Ha sempre fatto massaggi, dice. Anche in Cina. Insomma, una che dovrebbe saperci fare.

Ad un certo punto mi spiazza con una domanda. “Tu vuoi corpo corpo?”, dice. Come? “Tu vuoi corpo corpo?”. Rifiuto di nuovo e mi accorgo che lei è sempre più perplessa. Le chiedo quante persone massaggia, abitualmente. Anche venti al giorno, mi dice. Ma quasi tutti con massaggio romantico, perché con l’aggiunta lei guadagna di più e i clienti son più felici. Capisco. Finalmente, dopo venticinque minuti circa di carezze, il trattamento finisce. Mi dice che posso usare la vasca per sciacquarmi. “Se vuoi do mano a lavare te. Solo dieci euro”, si propone. La guardo dritta negli occhi, sconvolto. Circa dieci minuti dopo, sono fuori. Mia mi saluta con un sorriso e una nuova speranza: “Tu torna presto”.

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