Il caso del chiosco nella spiaggia di Rena Bianca.
La spiaggia di Rena Bianca a Santa Teresa Gallura è al centro di una dura contestazione nata sulle piattaforme digitali che solleva forti dubbi sulla gestione dei beni pubblici da parte dell’Amministrazione locale. Al centro della polemica, sollevata inizialmente attraverso un intervento di natura politica su una nota pagina social dedicata al dibattito cittadino, si trova il chiosco comunale, una struttura originariamente destinata ad attività di informazione e servizi, che secondo le tesi diffuse in rete non si troverebbe su suolo municipale, bensì su un’area appartenente al demanio marittimo.
La contestazione punta il dito contro una presunta disparità di trattamento tra le istituzioni e i privati cittadini. Secondo quanto sostenuto nella denuncia pubblica apparsa sul web, i canali di comunicazione tra il Comune e gli enti competenti per la gestione del demanio risulterebbero fermi da circa due anni e l’Amministrazione non avrebbe ancora completato l’iter per formalizzare la propria posizione amministrativa.
Dal punto di vista tecnico e normativo, i critici evidenziano come la strada da seguire fosse ben delineata dal quadro legislativo vigente, richiamando esplicitamente le procedure previste dal Codice della Navigazione. Nello specifico, all’interno del post di denuncia viene evidenziato come il Comune avrebbe dovuto attivarsi attraverso l’articolo 34 per la regolarizzazione delle aree destinate a uso pubblico, oppure, in presenza di attività con finalità lucrative, tramite la richiesta di una formale concessione come stabilito dall’articolo 36 della medesima norma. La mancata conclusione di questi passaggi amministrativi ha spinto i contestatori a sollevare il caso, parlando provocatoriamente di una gestione irregolare da parte delle stesse istituzioni che dovrebbero invece vigilare sul rispetto delle regole.
L’affondo politico si concentra proprio sul principio dell’equità normativa, con i promotori della protesta che si domandano pubblicamente se le leggi debbano considerarsi vincolanti per l’intera comunità o se l’ente pubblico possa beneficiare di tempi di tolleranza più elastici. La richiesta di trasparenza è netta: la cittadinanza e le forze politiche che alimentano il dibattito chiedono al sindaco e alla giunta un intervento ufficiale per chiarire lo stato dei fatti e per sapere se vi sia l’effettiva intenzione di definire la pratica burocratica in tempi brevi, superando un’impasse che rischia di appannare l’immagine della governance locale sul fronte del rigore amministrativo.
