L’estate dei lavoratori del turismo in Gallura: “In molti si licenziano perché senza diritti”

L’allarme della Cgil Gallura sui lavoratori estivi.

La stagione turistica in Gallura non è ancora terminata si possono già fare i primi bilanci.

I dati dicono che il turismo italiano ha subìto un calo delle presenze dell’80,6% a giugno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Anche luglio ha chiuso, secondo le prime indicazioni, con un fatturato più che dimezzato rispetto al luglio 2019. Molte strutture alberghiere ed extra-alberghiere non hanno riaperto e circa il 30% delle strutture alberghiere non accetterà il bonus vacanze. Solo il 36% delle camere disponibili è attualmente prenotato per agosto 2020.

Una fotografia disastrosa anche dal punto di vista della Cgil Gallura che lancia l’allarme sulle tutele dei lavoratori. “In questo contesto – commenta il sindacato – la qualità della forza lavoro impiegata è caratterizzata da irregolarità, precarietà e discontinuità. Assistiamo quotidianamente a una processione presso i nostri uffici di lavoratrici e lavoratori stanchi sia fisicamente sia, in particolare, psicologicamente che ci chiedono in che modo possono cessare il rapporto di lavoro, lamentando condizioni lavorative inaccettabili e al limite della dignità della persona. Oppure incontriamo lavoratori e lavoratrici che vengono presi per la gola con contratti di un mese e la vergognosa richiesta del caporale/padrone di turno di svolgere ore di lavoro straordinario senza essere retribuite, pena la mancata proroga del contratto”.

“Denunciamo il dilagare del lavoro nero e del lavoro grigio, ovvero contratti di lavoro a tempo parziale pari a 20 ore settimanali ma che di fatto si tramutano in 70/80 ore alla settimana, 7 giorni su 7, senza nessun giorno di riposo, per 12 ore al giorno. Registriamo l’esternalizzazione della forza lavoro a società con sede legale nel Lazio o in Sicilia, che di fatto fanno intermediazione di manodopera a basso costo, nella maggior parte dei casi applicando contratti nazionali pirata con tabelle retributive e condizioni normative nettamente peggiorative rispetto a quanto previsto dai contratti nazionali leader, ovvero quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente e maggiormente rappresentative”.

La Cgil Gallura denuncia anche “un peggiorando le condizioni di chi lavora nel settore. Se vogliamo risorgere dalla pandemia, bisogna che approcciamo il turismo in maniera differente da quanto fatto finora. C’è bisogno di più politica e meno retorica. Alla Gallura serve il turismo, al turismo serve il lavoro, al lavoro servono i diritti”.

Obiettivo del sindacato, dunque, è migliorare le condizioni di chi lavora, facendo rispettare le regole e combattendo gli abusi. Formazione, professionalità e qualità sono indispensabili per il turismo, settore volano per l’economia italiana, e per offrire e ottenere un servizio soddisfacente.Sul fronte lavorativo – conclude la Cgil Gallura – bisogna richiamare le imprese oggi più di ieri ad un senso di responsabilità sociale che non hanno. È necessario potenziare le ispezioni e gli interventi per evitare irregolarità e anche l’illegalità diffusa. I lavoratori del turismo sono la prima interfaccia con cui i turisti si rapportano. Possono concorrere con un servizio di qualità a migliorare l’esperienza della vacanza dei viaggiatori. Per fare ciò debbono essere formati, valorizzati correttamente inquadrati e adeguatamente retribuiti”.

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