Ristoranti di Olbia e della Gallura in difficoltà durante le feste, molti resteranno chiusi anche per il pranzo di Natale

I dubbi dei ristoratori.

Ristoranti che non aprono più o che saranno in difficoltà durante le Feste. A Olbia gli effetti del nuovo dpcm firmato dal premier Conte, ha rassegnato molti esercenti.

Non sarà un Natale o Capodanno come tutti lo conosciamo, il cenone non si potrà fare nei ristoranti. Essere aperti a pranzo è l’unica chance per i ristoratori, ma alcuni hanno chiuso le saracinesche. “Noi siamo chiusi ormai – ha detto Gesuino Dessena del Trocadero -. Non siamo Roma o Milano, ma una piccola città e non riusciamo a lavorare. Se per Natale decidessimo di aprire a pranzo, sicuramente lo faremo su prenotazione”.

Chiude anche lo storico ristorante di pesce Il Pescatore di Anna Grazia Masu, aperto da 23 anni in città. “Siamo in una brutta situazione – ha detto la titolare – . Perciò abbiamo deciso di chiudere per il mese di novembre e non apriremo durante le Feste nemmeno a domicilio, poiché avremo solo costi, poi consideri che siamo un ristorante di pesce fresco per cui è impossibile aprire solo a pranzo quando per molti è più conveniente consumare un pasto veloce e più contenuto come prezzo”.

Rinunciare per il cenone di Natale, penalizzerà ancora di più i ristoratori. “Avremo delle importanti perdite rinunciando al cenone purtroppo – ha detto Gavino, titolare dello storico ristorante La Palma – , però bisogna rispettare le regole per fare in modo che la pandemia finisca presto”.

Poi ci sono quelle attività del centro storico sono un po’ più ottimiste. “Ho 28 anni e ho aperto da un paio di anni – ha detto Diego, titolare di Vitis – , ovviamente non sono felice di questa situazione ma per fortuna io ho un reparto bar per cui posso permettermi di organizzare un aperi-pranzo. Aprirò il 24 a pranzo ma non il 25 dicembre”.

Anche la Federazione italiana Pubblici Esecizi (FiPe) conferma la grave difficoltà per il settore in Sardegna e in Gallura. “Purtroppo la nostra stagionalità rende ancora più grave la situazione – ha detto Gavina Braccu,presidente FiPE – . Viviamo nell’incertezza perché si va a danneggiare tutta una filiera di fornitori, lavoratori, turismo compreso. In Italia si sono persi sei miliardi di fatturato e se ne perderanno altrettanti con le restrizioni per le Feste. Le attività hanno lanciato un grido di allarme, con la speranza che arrivino dei contributi ma la Regione Sardegna non ci ha nemmeno convocato”.

Eppure le attività di ristorazione sono state le più diligenti per quanto riguArda le misure di contenimento del covid. “Gli esercenti hanno investito parecchio per dotarsi di tutti i dispositivi di protezione e non capiamo come è possibile che ci chiudano – aggiunge Braccu -. É impensabile lavorare solo a pranzo perché non è un’abitudine. Molti ristoranti sono chiusi e aprire a pranzo due giorni con il personale in cassa integrazione sarebbe impensabile, così come pensare a misure come l’asporto richiedono costi e organizzazione notevoli”.

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