I vandali imbrattano il Castello di Pedres

Scritte che rovinano la storia di Olbia.

“Mattia, Bob, Carmelo, Madda…” In effetti c’è ancora dello spazio per aggiungere qualche altro nome con il pennarello nero. Ma bisogna fare in fretta, perché l’idiozia è un virus che corre veloce e domani potrebbe già essere troppo tardi per lasciare impresso sulla roccia il proprio ricordo.

Inutile spendere parole di biasimo quando manca la volontà di capirle. La roccia che s’incontra sulla destra, pochi gradini prima di arrivare alla torre del castello di Pedres, alla periferia di Olbia, è imbrattata di scritte.

Vandalizzata come fosse un cimelio da esporre alla memoria. Non è la prima volta che il torrione, segno dell’età Giudicale in Gallura, viene trattato come sfogo delle proprie frustrazioni. Altri pasticci compaiono sui mattoni e le lattine delle bevande abbandonate per terra sono l’esempio più gentile dei rifiuti che si possano trovare.

Ma vedere ogni volta deturpata la storia di Olbia, dall’acquedotto romano alle mura puniche, è una ferita senza senso che fa male.

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