È negativa al tampone, ma la tengono in quarantena: la disavventura di una 36enne

L’odissea di una 36enne di Olbia.

Ha dell’incredibile la storia raccontata da Valeria, una 36enne di Olbia, bloccata a casa da 15 giorni in quarantena, senza aver alcuna risposta dell’Ufficio Igiene per comunicargli l’esito del tampone, ottenendo poi il rifiuto della fine dell’isolamento domiciliare, nonostante la negatività.

La malcapitata ha dovuto spendere 130 euro di tamponi e stare 15 giorni a casa, assentandosi dal lavoro per essere entrata in contatto con una familiare positiva. “Il 7 agosto ho scoperto che la familiare anziana che vive con lei era positiva al covid – racconta – pertanto sono stata messa sotto quarantena obbligatoria come da protocollo. Per mia premura il giorno dopo mi sono sottoposta ad un tampone antigenico risultato negativo e da allora ho provato a contattare continuamente i numeri e le email dedicate dell’Ats per comunicargli l’esito negativo del tampone”.

Sono passati i giorni, ma l’ufficio è ancora irreperibile. “Al decimo giorno di quarantena – prosegue Valeria -, vista la totale irreperibilità, mi sono sottoposta a mie spese ad un altro tampone anche questo negativo. Ho provato più volte a contattare l’Ufficio igiene, mi sono recata sul posto ma gli uffici sono chiusi al pubblico. Alla fine mi hanno contattata, dicendo che l’Ufficio igiene non può darmi la liberatoria per la chiusura della quarantena obbligatoria. Ho chiesto cortesemente che tale rifiuto mi fosse messo per iscritto ma ciò non è ancora venuto, spiegando che l’Inps non la paga la malattia”.

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