Il sindaco di Loiri Lai contro il ministro Salvini: “Ci ha diffamati”. E difende l’operato del Comune

Il caso del video del bambino tolto al padre a Loiri.

“Strumentale, improprio e oltraggioso qualunque accostamento tra il Comune di Loiri Porto San Paolo e i suoi servizi sociali con il Caso Bibbiano. Agiremo nelle opportune sedi, giudiziarie e istituzionali, per tutelare l’integrità dell’istituzione comunale che abbiamo la responsabilità di rappresentare e la professionalità di tutte le persone che all’interno dell’Ente si spendono a tutela della collettività e dell’interesse pubblico, nel rispetto della legge”.

Con queste parole il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, ha voluto assumere una netta presa di posizione nei confronti del post del ministro Salvini del 14 luglio scorso pubblicato su Twitter e Facebook e condiviso da migliaia di utenti, con allegato il video che ritrae una sequenza delle attività istituzionali avvenute nel Comune di Loiri Porto San Paolo a tutela di un minore su disposizione del tribunale di Tempio Pausania.

Bambino strappato al padre, dal video straziante allo scontro tra il Comune di Loiri e il ministro Salvini

L’onorevole Salvini, prendendo le mosse dal “Caso Bibbiano” e sottolineando la necessità di un’inchiesta sugli affidi e le case famiglie, lo ha accostato in maniera diffamatoria a un caso di affidamento temporaneo di minore a una comunità avvenuto nel comune di Loiri Porto San Paolo nel 2017. Il ministro, nel richiamare la vicenda, ha usato espressioni quali “Un bimbo veniva strappato tra le urla al padre…” e “…. Simili atrocità” dando a intendere che la procedura si fosse svolta nella totale illegalità e in maniera quasi clandestina.

Il linguaggio utilizzato lasciava inoltre intendere che la procedura fosse stata portata a termine in spregio a qualsiasi umana sensibilità. La gravità della pubblicazione del video, nel quale si sentiva il bambino piangere e nominare Porto San Paolo e in cui tutte le voci dei presenti erano nettamente riconoscibili, è stata amplificata da migliaia di condivisioni. É stato scatenato così un crescente e inarrestabile linciaggio mediatico a cui si sono aggiunte dichiarazioni di odio, istigazione alla violenza e minacce nei confronti dei professionisti del Comune, esecutori del temporaneo allontanamento del minore dal nucleo familiare, e dei rappresentanti dell’Ente stesso. Il video in questione, artigianale e parziale, pubblicato nel 2017 sui social e da alcune testate giornalistiche online, era stato già rimosso dalla rete a seguito di alcune segnalazioni, anche in virtù del primario dovere di tutela del minore.

“In riferimento ai fatti descritti respingiamo qualsiasi improprio e strumentale collegamento con il Caso Bibbiano, sul quale spetta alla magistratura fare piena luce – sottolinea il sindaco Lai – e difendiamo l’operato del personale del Comune che nell’affrontare il delicato caso dell’affido del minore ha sempre rispettato la legge. Senza voler scendere nei particolari di un caso giudiziario e umano delicatissimo, nel rispetto e nel dovere di tutela del minore, non possiamo però non rimarcare la legittimità della procedura portata avanti dal nostro settore Servizi sociali”.

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