La Lida di Olbia difende l’ordinanza di Nizzi sul divieto di nutrire i cani randagi
Polemica sull’ordinanza di Nizzi che vieta di dar da mangiare ai cani randagi della zona industriale di Olbia, ma la Lida lo difende. Sul polverone nato dopo la pubblicazione dell’atto firmato dal sindaco interviene chi meglio di chiunque altro conosce la realtà dei quadrupedi di Olbia e dintorni. Dalla Lida guidata da Cosetta Prontu spiegano che chi nutre quei cani crea problemi a chi deve gestirli, quei pasti hanno un effetto negativo. Invece l’attivista animalista Enrico Rizzi attacca Settimo Nizzi per la sua ordinanza: “Uno dei provvedimenti più disumani che abbia letto negli ultimi tempi”. Rizzi annuncia di voler aiutare chi dovesse essere sanzionato per non aver rispettato il divieto. Ma la sezione di Olbia della Lida si schiera con Nizzi.
La visione della Lida
“C’è una differenza profonda tra il sentimento e il buonismo che condanna a morte. Ed è ora che Olbia la capisca – spiegano dalla Lida -. Nelle ultime ore, dopo l’ordinanza del sindaco Settimo Nizzi che vieta di somministrare cibo ai cani della zona industriale, si è scatenata la solita tempesta di sdegno sociale. “Vogliono farli morire di fame” “Il sindaco è un mostro”. No, fermatevi e ragionate. Perché se c’è qualcuno che conosce l’inferno di quel comparto, siamo noi della Lida. Da anni definiamo la zona industriale “la fabbrica dei cuccioli” – continuano -. Un rubinetto aperto di sofferenza, nascite incontrollata, malattie e morte. Da anni pubblichiamo foto di cucciolate recuperate in condizioni disperate. E da anni ripetiamo che quel rubinetto va chiuso. Perché l’ordinanza è necessaria (e non è crudele)”.
“Un cane con la pancia piena non entrerà mai in una gabbia”
Il protocollo siglato a novembre 2025 tra Comune, Cipnes e Asl Gallura ha un obiettivo preciso: mappare, catturare, sterilizzare e mettere in sicurezza questi animali. Ma c’è un problema che il cittadino dal cuore d’oro ignora: questi cani sono quasi tutti selvatici, terrorizzati dall’uomo, impossibili da avvicinare con un guinzaglio. L’unico modo per salvarli sono le gabbie trappola. Ma ecco la verità cruda: un cane con la pancia piena non entrerà mai in una gabbia. Chi continua a portare cibo in zona industriale, nonostante l’ordinanza, non sta sostenendo i cani. Al contrario vanifica i tentativi di cattura impedendo ai professionisti di metterli in sicurezza. Permettere a femmine non sterilizzate di continuare a riprodursi in un ambiente pericoloso, li condanna alla strada: un cane randagio in zona industriale rischia di essere investito, di aggredire per paura o di morire di malattie non curate”.
Lida sez. Olbia: “Eliminare il randagismo nella zona industriale”
“Questa non è un’ordinanza contro i cani, ma per i cani – aggiungono dalla Lida -. Nessuno vuole vederli chiusi in un canile a vita, ma la cattura è il passaggio obbligato per la profilassi sanitaria, la microchippatura e il trasferimento nel nostro rifugio, dove saranno curati e protetti, lontano dai pericoli della strada e dai maltrattamenti che hanno subito per anni. Dobbiamo intervenire in maniera risolutiva per eliminare il randagismo nella zona industriale. Se non lo permettiamo, rimarrà un focolaio di sofferenza infinita. Il cuore deve essere collegato al cervello”.
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“Noi della LIDA siamo i primi a voler vedere questi animali al sicuro. Ma la felicità non è una ciotola di croccantini lasciata sul ciglio di una strada trafficata mentre il cane continua a riprodursi e a vivere nel terrore. La felicità è la fine della strada. È la sterilizzazione. È la sicurezza di un rifugio che li accompagna verso Casa. Basta isterismi. Chi ama davvero questi cani deve avere il coraggio di fare un passo indietro per permettere a chi di competenza di fare un passo avanti. Sfidare l’ordinanza per un like o per sentire la coscienza a posto significa condannare l’ennesima cucciolata a nascere e morire nel fango.
Il rubinetto è chiuso. Ora o mai più”.
