Preso a sassate a Olbia, poi gli insulti e le minacce su WhatsApp

Preso a sassate a Olbia, poi gli insulti e le minacce su WhatsApp

Il racconto di una presunta aggressione omofoba a Olbia.

Un’aggressione che sarebbe partita durante un evento a Porto Istana, a Olbia, e che, nelle ore successive, avrebbe avuto un seguito anche attraverso i messaggi telefonici. È quanto viene riferito da un giovane che racconta di essere stato aggredito a Olbia da un gruppo composto da circa 30 persone. Secondo la sua ricostruzione, l’episodio sarebbe riconducibile a motivi omofobi e avrebbe avuto conseguenze anche dopo il momento dell’aggressione. Stando al racconto dell’interessato, il giovane sarebbe stato colpito con delle pietre durante una lite alla quale avrebbero preso parte numerose persone. Insieme a lui si trovava un’amica che, sempre secondo quanto riferito, sarebbe riuscita a evitare di essere aggredita perché donna. La ragazza, infatti, avrebbe assistito alla scena senza essere coinvolta fisicamente.

I messaggi intimidatori su WhatsApp.

La vicenda non si sarebbe conclusa con l’allontanamento delle persone coinvolte. Nelle ore successive, infatti, il confronto sarebbe proseguito su WhatsApp, attraverso una serie di messaggi inviati alla persona aggredita e che, secondo la denuncia, avrebbero contenuto minacce e insulti da parte del genitore di uno degli autori della violenza.

Il giovane ha ricevuto un messaggio sgrammaticato e particolarmente lungo, nel quale l’autore gli ha rivolto pesanti offese e ha fatto riferimenti alla sua famiglia: “Già sei figli sardi hanno le palle ragazzi sardi hanno le palle perché abbiamo orgoglio. Abbiamo onore. Siete senza onore poveracci le vostre mamme sti bastardi tutti quanti si vede e tipo figlie di marocchini africani sicuramente se gesti siete già scopati le sorelle fratelli”. A questo primo messaggio ne sarebbero seguiti altri, con ulteriori espressioni offensive rivolte direttamente al giovane e alla sua famiglia: “Tu sei il figlio di tuo zio, capito sei un figlio di un gesto”. E ancora: “Mi raccomando che sei un figlio di ba****ia e ci tengo me lo scrivi e ci tengo che spieghi che sei il figlio di zio tu come chiami zio papà”.

Il caso dell’operatore sanitario all’ospedale Giovanni Paolo II.

Parallelamente, il giovane avrebbe raccontato anche quanto accaduto dopo l’aggressione all’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia. Secondo la versione fornita dall’interessato, al Pronto soccorso un operatore sanitario avrebbe pronunciato nei suoi confronti una frase legata al suo orientamento sessuale, arrivando a sostenere che, essendo gay, avrebbe potuto essere infetto. Si tratta di una circostanza riferita dall’aggredito e che dovrà essere verificata e accertata.



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