Allarme violenza sulle donne in Gallura: “Nell’ultima settimana 18 richieste di aiuto”

L’allarme per la violenza sulle donne in Gallura.

Aumentano i casi di violenza di genere anche in Gallura con 18 richieste di aiuto da parte delle donne in soli 7 giorni. Violenze in ambito domestico che possono avere dei risvolti tragici come si è visto negli ultimi giorni in Sardegna.

Soltanto questo mese in regione, a distanza di pochi giorni, si sono verificati un femminicidio e due tentati omicidi che hanno visto vittima sempre le donne. A Quartucciu è stata uccisa Angelica Salis con 6 coltellate. Quarantotto ore prima a Sennori Piera Muresu è stata sparata alle spalle dal suo ex compagno, che poi si è tolto la vita poco dopo. A distanza di una settimana, a Barrali una 63enne è stata bastonata dal marito e si trova ricoverata con gravi ferite alla testa. Per la morte di Antonietta Canu, 71enne ad Alghero si indaga sul nipote. Nel corso del 2021, a pochi mesi di distanza, un altro fatto ha sconvolto la comunità di Tortolì, l’omicidio del 18enne Mirko Farci intervenuto a difesa della madre Paola Piras per ostacolare la furia del suo ex compagno contro la donna.

Le violenze crescono anche in Gallura. “Registriamo purtroppo un incremento dei casi di violenza e rileviamo un aumento dell’efferatezza delle violenze, che ci stanno preoccupando molto – ha detto la presidente del centro antiviolenza Prospettiva Donna Patrizia Desole – e lo testimoniano gli ultimi fatti di cronaca. Siamo di fronte a una vera e propria mattanza di donne, durante l’estate abbiamo lavorato senza sosta per rispondere alle numerose richieste di aiuto che risultano essere sempre più complesse e da codice rosso”. Il picco delle violenze in Gallura si è registrato soprattutto nel mese di agosto con 18 casi di maltrattamenti domestici in soli 7 giorni. “E’ stato fondamentale il lavoro di rete tra i centri antiviolenza e le forze dell’ordine – prosegue -, riuscendo così a mettere in sicurezza molte donne”. 

Ma ancora in tante non riescono a chiedere aiuto. “Purtroppo sono tante le donne che non trovano il coraggio di denunciare i loro aguzzini per paura o perché non sanno che possono rivolgersi ai centri antiviolenza per essere sostenute – dichiara -. Un altro aspetto che scoraggia le donne a chiedere aiuto è che ancora purtroppo c’è giustificazione riguardo alla violenza e una mentalità che la normalizza, rivittimizzando. Molto spesso leggiamo o sentiamo persone del mondo della comunicazione che usano stereotipi, luoghi comuni, arrivando anche a colpevolizzare la donna, banalizzare la violenza e ancora, purtroppo, questo stato di cose non fa altro che deresponsabilizzare gli uomini violenti. Invece, la società civile deve condannare simili crimini di genere. Siamo stanche e arrabbiate che si faccia una narrazione distorta dei femminicidi”. 

I femminicidi in Sardegna.

Il tentato femminicidio di Piera Muresu e l’assassinio di Angelica Salis hanno dimostrato che ancora la comunità sceglie l’omertà piuttosto che condannare la violenza maschile e aiutare le vittime a denunciare, che spesso non vengono credute quando lo fanno. “Questo ci dà l’idea di quanta strada ancora dobbiamo fare, di quanto sia ancora patriarcale la nostra società – dichiara Desole -, è assurdo che nel 2021 si debba ancora derubricare il femminicidio come raptus oppure sorprendersi e dire che era un brav’uomo. Tutto questo porta spesso le vittime a non chiedere aiuto e spesso va ricordato che il maltrattante fa un lavoro di isolamento ed è per questo che i centri antiviolenza sono infatti importanti presidi di libertà per le donne. A chi giustifica ancora la violenza sulle donne bisogna ergere un eco potente di indignazione e di condanna”.

Ma una volontà da parte della Regione nel combattere il fenomeno c’è, riconoscendo il lavoro dei centri antiviolenza. Una notizia positiva è che la VI Commissione Consiliare Salute e Politiche sociali ha accolto all’umanità l’istanza presentata in questi giorni  sulla necessità di incrementare i fondi a sostegno dei centri antiviolenza regionali. L’istanza avanzata dalle commissarie, e appoggiata dai sindacati e dalle associazioni femminili sarde, si è ritenuta ancora più necessaria e urgente a seguito dell’aumento dei casi di violenza contro le donne avvenuto di recente.

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