Il “Lago” di Cannigione, la natura si riprende i suoi spazi

Ecco il “lago” di Cannigione

Le abbondanti precipitazioni che hanno colpito la Gallura, culminate con l’allerta rossa, hanno trasformato la zona di Cannigione in un lago. Ma a guardare bene oltre il riflesso delle nuvole sul nuovo “lago” temporaneo, emerge una realtà che va ben oltre il semplice evento meteo estremo: è la storia di un territorio che rivendica i propri spazi, scontrandosi con la gestione attuale.

Un tempo, i proprietari terrieri della zona conoscevano bene le regole del fiume. Durante l’estate, la pulizia degli argini e del letto era una pratica costante: i nostri nonni si occupavano di tenere in ordine il corso d’acqua per preparare il terreno alle piogge. Oggi, quella cura sembra svanita e l’incuria regna sovrana: sotto i ponti sono cresciuti alberi giganteschi e il letto del fiume è pieno di rifiuti e detriti che ostacolano il deflusso.

L’acqua che avanza

Quando l’acqua arriva, non trova più la strada libera che aveva un tempo e, inevitabilmente, straripa in quel modo. La pulizia e la cura costante, come quella praticata dalle generazioni passate, eviterebbero tutto ciò, o almeno ne ridurrebbero drasticamente la portata.
Non bisogna dimenticare che l’area di Cannigione è, da sempre, conosciuta come una piana alluvionale. Qui l’acqua non è un’intrusa, ma una visitatrice che sale e scende con i suoi tempi lenti, defluendo gradualmente verso il mare. Questo fenomeno non è solo un rischio, ma una risorsa: è un processo di fertilizzazione naturale per il terreno.

La prova di questa ricchezza la si vede ogni anno: basta farci caso il prossimo maggio, quando il taglio del fieno produce centinaia di rotoballe, testimoni di un suolo nutrito dai sedimenti lasciati dalle piene. L’acqua si riprende semplicemente i propri spazi, svolgendo il suo compito naturale.
Il “lago” che oggi lambisce i guardrail è dunque un doppio monito. Da una parte ci ricorda la forza di un territorio che ha le sue regole; dall’altra denuncia la fragilità causata dall’abbandono della manutenzione.
Mentre le autorità gestiscono le emergenze, la lezione di Cannigione rimane scritta nel paesaggio: per convivere serenamente con questi eventi, dobbiamo tornare alla cura meticolosa di un tempo. Solo così il ritiro delle acque potrà essere visto per quello che è sempre stato: un ciclo naturale che rigenera la terra.

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