L’Auchan di Olbia non avrà più l’insegna Conad: tensione per i dipendenti

Le ripercussioni per l’Auchan di Olbia.

L’Auchan di Olbia non può passare a Conad e questo fa preoccupare i lavoratori che sono impiegati nell’ipermercato. Senza risposte la situazione diventa più critica. Su Olbia la Conad ha una quota di mercato pari al 25-30%, mentre Auchan 45-50%. Con la fusione, la quota di mercato salirebbe al 75-80%. Risulterebbe dunque che Olbia sia la terza dopo Napoli che si attesta all’80-85% e Roma al 90-100%.

“Si apre una nuova fase di trattativa. Non sappiamo chi acquisirà l’ipermercato di Olbia e a quali condizioni. Rimane quello che è stato detto all’ultimo incontro sul tavolo del MiSE con la dichiarazione degli esuberi”, ha dichiarato Danilo Deiana della Filcam Cigl per Olbia Tempio.

Ora i sindacati aspettano che la presa di posizione politica comunale, dopo la convocazione di un consiglio comunale ad hoc, e regionale spinga la politica a far pesare sul tavolo del ministero la situazione che la Sardegna sta vivendo con uno sguardo particolare su Olbia.

Tuttavia, gli stessi sindacati, si dicono insoddisfatti poiché alcune soluzioni uscite dal consiglio regionale non sembrano adeguate al problema che stanno vivendo. Poiché Conad in questo momento dovrà necessariamente intraprendere rapporti con i competitor per poter acquisire l’ipermercato. L’unica cosa certa è che qualora si dovesse trovare un’azienda disposta ad acquisire l’ipermercato, le aziende di cui si parla continueranno ad attuare una riduzione dell’area vendita sempre nelle percentuali previste, ovvero dal 30 al 50%.

Questi esuberi, tuttavia, non potranno essere attenuati dai prepensionamenti per quanto riguarda Olbia visto che i lavoratori hanno per la maggiore una fascia d’età che va dai 45 ai 55 anni, ben lontani dal poter accedere a varie forme di pensione. Il fatto che possano essere utilizzati quegli spazi dalla riduzione dell’area vendita a favore di altre società non permette dunque di occupare tutti i lavoratori, ovvero quanti andranno in esubero.

Nel frattempo permane lo stato di agitazione e nell’immediato i sindacati, come la Filcam Cgil, hanno intenzione di attuare tutte le varie forme di protesta per sensibilizzare sia le aziende che la politica, in modo tale che si possa trovare una soluzione ed evitare il più possibile l’espulsione dal mercato del lavoro di queste figure professionalizzate che per anni hanno lavorato nella distribuzione moderna organizzata. Tra le varie forme di protesta sono previsti ulteriori scioperi nelle prossime settimane.

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