Le scuse per evitare le multe dell’autovelox in Gallura.
Le strade della Gallura non sono certo all’altezza di un traffico ormai sempre più intenso. Fatta eccezione per la moderna strada a quattro corsie che collega Olbia a Sassari, a doppia carreggiata e senza incroci a raso, si presentano strette, ricche di curve e in molti casi dissestate. Percorrere le panoramiche che collegano Olbia ad Arzachena, Palau e Santa Teresa Gallura, o avventurarsi tra i saliscendi che si arrampicano verso Tempio, richiede una grandissima attenzione. Su queste arterie, proprio in virtù di tali criticità strutturali, la velocità deve essere necessariamente ridotta e vengono imposti limiti ben precisi tramite appositi cartelli stradali.
Le stime degli addetti ai lavori.
Tuttavia, secondo le stime degli addetti ai lavori, la maggior parte degli automobilisti ignora regolarmente questi cartelli, così come gli avvisi di rilevamento elettronico con gli autovelox. Molti guardano la cartellonistica stradale quasi facesse parte del paesaggio naturale anziché del Codice della Strada, cullandosi nell’illusione che le prescrizioni siano un optional e che i divieti riguardino sempre e soltanto gli altri. Questo atteggiamento superficiale crolla però improvvisamente quando si viene fermati dalla Polizia Stradale o quando viene notificato il verbale di accertamento di violazione per eccesso di velocità. È proprio in quel preciso istante che scatta la fantasia più sfrenata dell’automobilista. Per tentare di far annullare la sanzione non mancano, infatti, i classici tentativi di arrampicarsi sugli specchi. Dal negare l’evidenza dei fatti, come sostenere recisamente che l’auto immortalata dall’apparecchiatura elettronica non fosse la propria fino a giurare che al volante ci fosse qualcun altro rimasto misteriosamente anonimo.
Sempre secondo il parere degli addetti ai lavori, il primato nelle eterogenee difese degli utenti spetta però all’invocato stato di necessità. Si fa spesso appello all’articolo 4 della Legge 24 novembre 1981, numero 689, norma che disciplina lo stato di necessità nel sistema sanzionatorio amministrativo. È qui che nascono le giustificazioni più fantasiose e bizzarre: dal classico ritardo per un appuntamento di lavoro all’ennesimo stato d’ansia da prestazione; dall’urgenza improvvisa di correre a casa perché si teme che il proprio cane sia rimasto chiuso sul balcone al sole, fino alla fretta di consegnare un documento “dimenticato”; dalla presunta necessità di raggiungere in tempo il traghetto nonostante ci si sia mossi con colpevole ritardo, fino all’immancabile corsa precipitosa verso il Pronto soccorso per un malore accusato da un conoscente senza però chiamare un’ambulanza.
Tale esimente opera tuttavia entro confini interpretativi rigidissimi.
La maggior parte degli utenti della strada colpiti dalla sanzione, invece di fare un esame di coscienza e riconoscere l’errore, si lancia in elaborate disquisizioni comico-difensive. La giurisprudenza guarda a questa galleria di scuse con totale severità: per invocare correttamente uno stato di necessità non bastano certo un capriccio, la semplice fretta o una mera comodità personale. La legge richiede requisiti tassativi e inequivocabili, ovvero un pericolo attuale, grave e imminente per l’incolumità della persona, l’assoluta inevitabilità del pericolo e la totale assenza di alternative lecite.
A ciò si aggiunge la regola ferrea dell’unica via d’uscita: se c’era il tempo o la possibilità di chiamare i soccorsi professionali, come un’ambulanza del 118, trasformare la propria auto in un veicolo di soccorso improvvisato fa cadere immediatamente ogni difesa. Spacciare per emergenza vitale un contrattempo domestico o un ritardo significa distorcere totalmente la ratio della norma giuridica. Senza prove scritte, fredde e incontestabili – come un referto di Pronto soccorso con orario coincidente al secondo con la rilevazione dell’infrazione – ogni tentativo di difesa resta del tutto privo di valore.
Ogni anno migliaia di multe con l’autovelox in Gallura.
Nel territorio della Gallura i controlli mobili e le postazioni di rilevamento elettronico registrano ogni anno migliaia di verbali per eccesso di velocità a carico di residenti e turisti di passaggio. Le forze dell’ordine e gli addetti ai lavori ricordano che chi cerca facili scappatoie farebbe bene a ravvedersi. Le favole raccontate agli agenti o scritte nei ricorsi non cancellano i verbali e la polizia non si intenerisce di certo di fronte a tanta creatività. Come sottolineano gli operatori della sicurezza stradale, è tempo di dimostrare un po’ di onestà intellettuale, accettando che le regole non sono un gioco da aggirare a proprio piacimento.
Il consiglio costante di chi vigila quotidianamente sulle strade è quello di intendere il rispetto dei limiti non come il disperato tentativo di evitare la sanzione, ma come una scelta di buonsenso. La strada appartiene a tutti, e arrivare a destinazione con qualche minuto di ritardo vale infinitamente di più rispetto al rischio di un incidente o di ritrovarsi con un salato verbale da pagare e la decurtazione dei punti sulla patente.
