L’Avis Olbia difende il sangue della Gallura: “No al colonialismo sanitario”

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Il presidente dell’Avis Olbia vuole evitare il trasferimento dei laboratori di sangue da Olbia a Sassari

“Giù le mani dal sangue della Gallura: basta colonialismo sanitario”, questo il grido d’allarme dell’Avis Olbia. Il presidente Gavino Murrighile denuncia le manovre per portare a Sassari le sacche raccolte nel Nordest dell’Isola. “Prendo atto, con profonda indignazione e preoccupazione – spiega Murrighile -, che dopo oltre due anni di silenzio, ambigui personaggi stanno riproponendo con rinnovata e sospetta insistenza lo scippo dei Laboratori di lavorazione del sangue da Olbia a Sassari. Non è una visione sanitaria. Non è innovazione. È la solita, antistorica e intollerabile manovra coloniale di Sassari e Cagliari per fagocitare la Gallura, azzopparla, declassarla. Per Avis Olbia questa è una linea rossa invalicabile. Da sempre siamo l’ultimo baluardo a difesa della Sanità Gallurese quando tutti tacciono. E anche stavolta non arretreremo di un centimetro”.

Il possibile trasferimento a Sassari

“Come già denunciato, il disegno prevede la chiusura dei laboratori di lavorazione, validazione e qualificazione biologica presso la ASL Gallura per centralizzare tutto a Sassari. Una questione che ritenevo definitivamente archiviata – continua il presidente dell’Avis Olbia -. È doveroso ricordare alla comunità che questa velleità era già stata avanzata e fu disinnescata solo grazie a un confronto istituzionale serio, duro e documentato. Incontrai personalmente l’assessore regionale alla Sanità Armando Bartolazzi e il vicepresidente della Giunta regionale Giuseppe Meloni, portando dati oggettivi, flussi demografici, specificità orografiche e costi reali. In quella sede fu riconosciuto che la centralizzazione non apportava alcun miglioramento qualitativo né economico, ma incrementava soltanto la dipendenza della Gallura da altre ASL, depotenziando scientemente la sanità gallurese, e di fatta la procedura di areno’.

“Oggi la questione viene riesumata, non su impulso della comunità scientifica o di una comprovata esigenza clinica, ma sollecitata dal basso, da burocrati in cerca di visibilità e di posizionamento per future cariche. Una spinta della burocrazia, non della programmazione.
Il classico nanismo politico che non si arrende all’evidenza: la Gallura è l’unico territorio della Sardegna in crescita inarrestabile in ogni indicatore economico e demografico, eccetto che per i servizi sanitari ai cittadini, dove resta volutamente ultima”.

Le conseguenze per la Gallura

  1. Sicurezza trasfusionale e tempistica: la lavorazione del sangue non è un’attività di magazzino. La validazione e la conservazione di emocomponenti, plasma e piastrine richiedono una catena del freddo e una prossimità logistica stringente con il Presidio Ospedaliero. Allontanare il laboratorio di 120 km significa allungare i tempi di consegna per le urgenze, aumentare il rischio di non conformità nel trasporto e compromettere la gestione delle emergenze-urgenze, del Pronto Soccorso, della Ginecologia e della Chirurgia del nostro Ospedale Giovanni Paolo II, e del Mater Olbia.
  2. Sostenibilità del sistema di raccolta: la Gallura è un territorio anomalo. Come ho avuto modo di argomentare, è una zona densamente abitata, con un’orografia complessa, strade disagevoli e flussi demografici che cambiano radicalmente d’estate, triplicando la popolazione. La nostra è l’unica provincia che pur crescendo in ogni settore economico, resta fanalino di coda nei servizi sanitari, pur accogliendo milioni di visitatori. Il nostro modello, che funziona, garantisce l’autosufficienza.
  3. Il valore strategico: perdere la gestione del sangue è equiparabile alla dipendenza energetica da un altro Stato. Un territorio che non gestisce in autonomia la risorsa più preziosa e strategica, il sangue, rinuncia alla propria sovranità sanitaria.
  4. Il declassamento dell’Ospedale: perdere il fulcro di un Ospedale – la gestione del sangue – significa declassare di fatto il nostro Ospedale ad un nosocomio da campo. Un ospedale senza un proprio Servizio Trasfusionale strutturato e autonomo non è più un ospedale di primo livello, ma un centro di smistamento. E’ la deriva già imposta a Tempio e La Maddalena, oggi ridotti a presidi marginali ed in balia degli umori di governo.
  5. Perdita di donazioni: è già complesso incrementare la raccolta in questa situazione attuale, solo degli sprovveduti, o persone in malafede, possono pensare che si ottimizzerebbe la raccolta trasferendo la lavorazione del sangue a Sassari e incrementando la dipendenza ematica da altre Asl”.

L’appello alla mobilitazione

Murrighile invita alla protesta tutto il Nordest dell’isola. “La misura è colma. Per questo, chiamo tutti alla responsabilità. Allerto e invito formalmente ad assumere una posizione pubblica e inequivocabile: il sindaco di Olbia, il vicepresidente della Giunta regionale e l’assessore alla Sanità, tutti i sindaci della Gallura, i consiglieri regionali galluresi di maggioranza e opposizione, le organizzazioni sindacali e gli ordini professionali, i cittadini, i donatori, tutti gli operatori sanitari e il Direttore generale della Asl Gallura in primis”.

I rapporti tra Avis Olbia e Asl Gallura

“Benché possano esistere, come è fisiologico, dinamiche dialettiche e confronti anche serrati tra Avis Olbia e la Asl Gallura su modelli organizzativi e gestionali, una cosa è chiara e non negoziabile: saremo sicuramente e fermamente uniti nel difendere questo baluardo di sanità, di civiltà e di eccellenza. Se qualcuno ha pensato di potersi insinuare nelle, solo apparenti, differenti posizioni tra Asl Gallura e Avis Olbia, su isolate tematiche, non ha colto che le due organizzazioni sono governate da management che hanno a cuore il destino della comunità gallurese e lavoreranno per scongiurare questo maldestro, nonché ennesimo, tentativo di indebolire la sanità gallurese”.

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