Il profumo de li cjusòni, ad Arzachena l’anima della Gallura

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Arzachena si è rinnovato il rito della tradizione de li cjusòni

Il primo agosto il centro di Arzachena ha ospitato la “Notte Sarda”, per celebrare il tradizionale appuntamento con li cjusòni. Una manifestazione che ha saputo richiamare una straordinaria partecipazione di residenti e turisti. Più che un semplice evento estivo è stata una vera e propria immersione nella memoria storica e nell’identità profonda dell’isola. A rendere magica la serata la tradizione più autentica. Quella che affonda le sue radici nei secoli e che si tramanda immutata di generazione in generazione.

Cjusòni, chiusoni o chjusoni

Il cuore pulsante della festa è stata, infatti, la storica sagra dedicata ai tipici gnocchetti galluresi fatti rigorosamente a mano: li cjusòni. Per quanto riguarda questa gustosissima specialità, è sempre vivo il dibattito sul suo nome: alcuni li chiamano “chiusoni”, altri “chjusoni”. In realtà i linguisti della Consulta ritengono che la forma ortografica corretta del nome di questa specialità gallurese sia “cjusòni”, variante che rispetta la fonetica locale. Il termine evoca storicamente il concetto di chiusura, probabilmente legato al gesto manuale con cui la pasta viene incavata e racchiusa su se stessa. In ogni caso, a prescindere dal nome, ciò che conta è la bontà di questa specialità molto apprezzata anche dai turisti.

Ed è proprio in questo gesto che si nasconde il vero valore della serata. Dietro i circa duecento chili di gnocchi freschi preparati per l’occasione e conditi con il tradizionale sugo di pulpeddi (pezzi di carne di maiale) e pecorino locale, c’è il lavoro immenso e volontario del Comitato Fidali 86/01 presieduto da Domenica Gala. Una preparazione che rispetta la ricetta storica: un impasto elementare di acqua, uova e la farina ricavata rigorosamente dal “grano nuovo” appena raccolto.

La data non è casuale, ma racchiude un profondo significato antropologico. Storicamente la ricorrenza cade il primo agosto perché coincideva con la fine della mietitura (l’antica agliola di luglio). Era il momento sacro in cui le comunità testavano per la prima volta la bontà della nuova farina e ringraziavano per l’esito del raccolto, in un tempo in cui la vita era scandita dai ritmi della terra e della pastorizia (quando i pastori condivano questa pasta con sughi di cinghiale o pernice). Un legame con il passato così viscerale che un’antica credenza imponeva persino di lasciare un piatto di pasta sul davanzale della finestra per le anime dei defunti.

La notte sarda di Arzachena

La Notte Sarda di Arzachena, patrocinata dal Comune e organizzata dall’associazione IchnoSound insieme al comitato della festa patronale, è stata dunque una vetrina totale della cultura isolana. Prima che la musica prendesse il sopravvento, le vie del centro hanno ospitato l’artigianato artistico e le sfilate dei maestri di Launeddas, dei Tamburini e Trombettieri di Oristano, oltre alle affascinanti e ancestrali maschere tradizionali (come Sos Traigolzos di Sindia, Sos Cotzulados di Cuglieri, Sos Merdules Bezzos e S’Ainu Orriadore) e numerosi gruppi folcloristici.

A coronare questa celebrazione dell’identità sarda è stata la seconda parte della serata, culminata sul palco con i canti del coro a tenore S’Affuente e il tanto atteso concerto di Piero Marras. Il cantautore, icona della musica isolana, ha emozionato il pubblico con il suo spettacolo “Il grande abbraccio live”, regalando la colonna sonora perfetta per una notte in cui Arzachena non ha semplicemente “ospitato un evento”, ma ha tenuto vivo il fuoco delle proprie radici, condividendolo con il mondo.

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