Europa vs Italia: un confronto sulle leggi per e-cig

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Le differenze tra stati sulla sigaretta elettronica.

Approcci diversi dividono l’Italia dal resto dell’Europa. La lotta al tabagismo è un obiettivo comune che da anni viene perseguito con vari espedienti. Ma mentre l’UE guarda alla sigaretta elettronica come una possibile soluzione, l’Italia compie un passo indietro e conferma ancora una volta le proprie politiche autarchiche e proibizioniste.

Ma in tema di liquidi sigarette elettroniche con nicotina quali sono le differenze tra le legislazioni che hanno inasprito il dibattito?

La e-Cig: un alleato alla lotta al tabagismo

Fin dalla loro comparsa, agli inizi del 2000, le sigarette elettroniche si sono introdotte come possibile soluzione innovativa per la lotta al tabagismo.

Abbassare il numero di fumatori è diventato un punto fisso nei programmi dei Ministeri della Salute dei paesi di mezzo mondo. Tuttavia la strada non è stata sempre in discesa e, mentre il pubblico ha risposto con entusiasmo al mercato fin da subito, la legislazione non ha manifestato la stessa prontezza nel reagire al nuovo mercato.

Le sigarette elettroniche permettono di abbattere di oltre il 95% gli effetti negativi del fumo e rendono possibile un percorso graduale di disintossicazione dalla nicotina.

Sulla carta, dunque, si tratterebbe del rimedio ideale per combattere il tabagismo nel mondo.

Tuttavia non sempre interessi politici e interessi civili si trovano a coincidere.

Il problema della legislazione: tassazione delle sigarette elettroniche

Il problema che la legislazione si è trovata a fronteggiare è stato fin dal principio un problema di classificazione.

Le sigarette elettroniche, a parte il nome, non condividono pressoché nulla con le sigarette normali:

  • Non vi è combustione, ma semplice inalazioni di vapori a prevalenza acquosa;
  • Non sono presenti gran parte delle 83 sostanze cancerogene del fumo di sigaretta, compresi catrami, alte concentrazioni di formaldeide, arsenico, cadmio, etc.;
  • I liquidi per sigaretta elettronica possono anche non contenere alcuna sostanza estratta dal tabacco (aromi e nicotina);

Tuttavia la classificazione della sigaretta elettronica come prodotto a se stante resta ancora una ferita aperta. Realizzare questa operazione fin da subito avrebbe comportato creare una categoria a parte di prodotti e non sottoporre le e-Cig agli stessi regimi di tassazione del tabacco.

Un danno fiscale, dunque, non di salute.

Un esempio illuminato: il Regno Unito

L’unico paese del Vecchio Continente che ha fatto di necessità virtù è stato il Regno Unito. Il Public Health England ha, infatti, messo in campo una politica che incentiva il passaggio dalla sigaretta a combustione a quella elettronica.

L’obiettivo prefissato è quello di abbattere il numero di fumatori ad appena il 10% della popolazione entro il 2030. Un obiettivo che si avvicina di anno in anno dato che, stando ai dati pubblicati dal Governo, ogni anno smettono di fumare oltre 50.000 persone.

Incentivazione che passa attraverso strutture sanitarie e carceri e che contempla in alcuni casi la fornitura gratuita di sigarette elettroniche.

Una politica che non per questo è da considerarsi incosciente: la sigaretta elettronica continua ad essere vietata ai minori e gli incentivi sono per lo più devoluti ai fumatori.

Una lotta al tabagismo supportata anche da efficaci campagne di sensibilizzazione: attualmente sono oltre il milione gli ex-fumatori del Regno Unito. Un milione in meno di persone che rischiano di contrarre tumori per via del fumo.

La legislazione europea: un progresso incerto

Rispetto al Regno Unito, il clima che si respira al Parlamento europeo è di gran lunga più moderato. I rappresentanti dei Paesi membri, infatti, sono impegnati nel dibattito circa una potenziale revisione della Direttiva europea sui tabacchi e prodotti liquidi da inalazione.

Questa direttiva, detta anche TPD, prevedeva rigidi controlli qualitativi e limitazioni sul commercio dei liquidi con presenza di nicotina. Veniva, invece, lasciata alla completa discrezione dei singoli stati la regolamentazione dei liquidi senza nicotina.

Una mancata presa di posizione che ha permesso ad ogni stato di portare avanti, come nel caso dell’Italia, una politica di indistinzione tra i vari prodotti.

Varie indagini condotte dall’UE sui consumatori dei vari prodotti ha messo ben in luce quale sarebbe la direzione migliore da intraprendere. I consumatori europei, infatti, si sono dimostrati concordi nell’accettare tassazioni sul tabacco riscaldati ma decisamente contrari alle attuali politiche sui liquidi per sigaretta elettronica.

Dal Febbraio 2020 le discussioni sulla sanzione di una netta distinzione fiscale tra i due prodotti viene costantemente discussa e, per ora, si resta in attesa di una soluzione.

La sigaretta elettronica in Italia: proibizionismo controproducente

La libertà che il TPD concede ai singoli stati membri dell’UE è stata interpretata dall’Italia come il pretesto ideale per includere la sigaretta elettronica e prodotti correlati nella categoria di competenza dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli.

In pratica non viene fatta distinzione fiscale tra le sigarette, i trinciati e i liquidi per sigaretta elettronica.

Per questo anche la vendita online di liquidi per sigaretta elettronica può essere effettuata solo da Depositi Fiscali autorizzati, come Terpy e altri store online.

I risultati di questa sconsiderata politica non hanno esitato a farsi sentire: tra i paesi occidentali nei quali la sigaretta elettronica può liberamente essere acquistata dai maggiorenni, l’Italia è l’unica a non presentare miglioramenti per la lotta al tabagismo.

È da più di un ventennio che il numero di fumatori in Italia si approssima al 25% della popolazione. Percentuale, questa, che si mantiene costante e la cui riduzione viene ostacolata dalla mancanza di campagne anti-fumo efficaci, capaci di sfruttare le potenzialità introdotte dalle e-Cig.

Da segnalare anche che l’equiparazione delle sigarette elettroniche con prodotti a base di tabacco, oltre a portare ad accise fiscali scoraggianti, impedisce al settore di essere promosso a dovere dai tanti Centri Anti-fumo.

In definitiva, si è decine di anni luce lontani da soluzioni innovative come quelle del Regno Unito, che autorizza i medici a prescrivere la sigaretta elettronica a tutti i fumatori.

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