Invalida al 100% e con crisi epilettiche: ”Lasciata per ore al pronto soccorso di Olbia in preda ai dolori”

La vicenda all’ospedale di Olbia.

Lasciata per ore dolorante nella sala d’attesa del pronto soccorso dell’ospedale di Olbia. Una vicenda documentata in un video diventato virale e che sta facendo molto discutere in queste ore. Una storia tutta da chiarire capitata ieri sera. Stando alle testimonianze dei presenti una donna invalida al 100%, di 42 anni originaria di Budoni, si era recata al pronto soccorso causa di una caduta e ha dovuto attendere ore in sala d’aspetto in preda ai dolori. La donna è anche affetta da asfissia neonatale e soggetta a frequenti crisi epilettiche. Nonostante le sollecitazioni del padre 73enne e di quelle dei presenti nella sala d’attesa, che più volte avrebbero chiesto al personale di dare almeno un antidolorifico alla donna, non ci sarebbe stato modo di farla visitare, tanto che il padre alla fine ha deciso di lasciare il pronto soccorso e riportare la figlia a casa.

Mentre padre e figlia si avvicinavano alla loro macchina per tornare a casa, la donna è caduta nuovamente per terra, affetta da una crisi epilettica. È stata soccorsa dalle persone che sino a poco prima ne hanno visto le sofferenze dentro la sala d’attesa del pronto soccorso e da delle persone di passaggio, che hanno filmato quanto stava avvenendo e pubblicato tutto su Facebook. Il video in poche ore è diventato virale, tra l’indignazione e la rabbia di chi lo ha osservato. Solo a quel punto, la donna sarebbe stata soccorsa da un’ambulanza del pronto soccorso con a bordo tre persone. Sopraggiungeva nel frattempo sul posto anche la polizia stradale, allertata di quanto stava avvenendo, e le guardie della Vigilpol, che si occupano della sicurezza del nosocomio. La donna è stata quindi portata all’interno del pronto soccorso e le sono state prestate tutte le cure del caso: analisi, ecografia, radiografia e tac, che fortunatamente hanno dato esito negativo.

Il padre della donna ricostruisce l’accaduto: “Siamo arrivati al pronto soccorso intorno alle 16 di ieri pomeriggio, perché mia figlia era caduta ed accusava forti dolori alla gamba. È stata registrata all’accettazione e abbiamo avuto accesso alla sala d’attesa, nella quale siamo rimasti per oltre due ore, senza che a mia figlia venisse somministrato nessun farmaco antidolorifico, né quelli che mia figlia prende abitualmente per l’epilessia, nonostante io stesso li abbia richiesti espressamente. Per tutta risposta, mi è stato detto che potevo andare a casa mia per prendere le medicine. Ma io non abito dietro l’angolo, abito a Budoni, ho fatto presente. Nonostante questo, nessuna cura per mia figlia, nonostante lei continuasse a lamentarsi dei dolori e le persone presenti con noi nella sala d’attesa, sollecitassero a loro volta, affinché venisse perlomeno visitata. Nella sala d’attesa c’erano persone dalle 8 del mattino. Una signora in sedia a rotelle, era lì dalle 13 e alle 23, quando siamo andati via, era ancora lì”.

Dopo oltre due ore di attesa, ho deciso di tornare a casa con mia figlia, in modo tale da darle io sia l’antidolorifico che le medicine per le crisi epilettiche. Quando siamo usciti all’esterno dell’ospedale, mia figlia è caduta nuovamente ed è statat soccorsa dall’ambulanza chiamata da una donna che si trovava lì per caso. L’ambulanza è arrivata dopo 10 minuti, insieme alla polizia stradale. All’interno del pronto soccorso, mia figlia è stata poi visitata con tutte le attenzioni, ma io trovo assurdo che se una persona sta male all’esterno dello stesso ospedale, nessuno arrivi a soccorrerla. Uno può anche morire di infarto nel frattempo. Capisco che c’è carenza di medici ed infermieri, ma non è possibile che una persona venga soccorsa dopo tutto questo tempo. Soprattutto se, come mia figlia, è invalida e soffre di altre patologie. In merito alla pubblicazione su Facebook del video ritraente mia figlia che stava male, ci tengo a sottolineare che personalmente non ho autorizzato nessuno a pubblicarlo sui social. Quando l’hanno filmato, ho acconsentito perché pensavo che fosse destinato alla polizia”, conclude l’uomo.

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