È morto Stefano, il gatto investito e lapidato per strada a Olbia

Le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate.

Purtroppo Stefano non ce l’hà fatta. Il gatto era salito, suo malgrado, alla ribalta delle cronache olbiesi dopo essere stato prima investito da una macchina e poi lapidato dall’autista che lo aveva appena investito.

Una storia di incredibile violenza, ai limiti della più orrifica immaginazione, che sembrava poter volgere a lieto fine. Stefano, così lo avevano ribattezzato i volontari della Lida di Olbia, che lo avevano soccorso immediatamente, era stato sottoposto a cure farmacologiche e a una operazione di ricostruzione della mandibola. Aveva ripreso ad alimentarsi autonomamente, poi improvvisamente la notizia della sua morte, che interrompe le sofferenze del gatto ma allo stesso tempo anche la speranza di una rivincita sulla violenza auspicata da tutti.

“Era molto debole e nonostante tutte le cure possibili i valori sono crollati – affermano i volontari della LIDA -. Ci abbiamo creduto fino alla fine, ma il suo corpicino non ha retto a tanto male subito. Ci abbiamo provato credendoci in ogni istante, ma abbiamo perso“.

“Dieci giorni in cui abbiamo vissuto ogni istante ed ogni suo impercettibile progresso sulla nostra pelle, tenendo i piedi sempre ben saldi a terra, ma con quella ancestrale speranza di riscatto che nasce nel profondo di ognuno di noi – afferma la Lida in un lungo, struggente comunicato -. In quel luogo dove ci si aggrappa con tutte le forze, proiettando lo sguardo ad un futuro privo di dolore, ad una rivincita del bene sul male che questa volta ha compassionevolmente capitolato”.

Ci abbiamo creduto – prosegue la Lida -, troppo il male subito per non provarci. Nel nostro lungo percorso quanti Stefano abbiamo incontrato e se ci fossimo subito arresi, a quanti meravigliosi dispensatori di amore avremmo rinunciato? Abbiamo imparato a non rispondere più a chi ci consiglia l’eutanasia, perché le terapie intensive e le sale rianimazioni di tutto il mondo pullulano di vite che seppur con un filo di possibilità, rimangono ancorate alla più flebile speranza di sopravvivenza. Valutiamo ogni singola situazione, donando un ultimo gesto di amore a chi sappiamo essere arrivato alla fine del suo percorso, ma se esiste una linea sottile da poter percorrere allora noi proseguiamo, nell’incertezza del domani ma consci di essere quell’unica chance”.

“Vogliamo rassicurare tutti, Stefano dal momento in cui è entrato in clinica non ha mai sofferto – prosegue la Lida -. Sotto fluidi ha sempre ricevuto anche la terapia per il dolore e per quanto le sue condizioni lo avessero reso comprensibilmente debole, con noi Stefano è sempre stato sollevato dal male. Ieri pomeriggio i valori erano sballati, ma lui ha voluto mangiare ed anche di gusto, questo ci ha fatto sperare fosse solo un momento di assestamento, invece è stato preludio al suo addio. Ha trascorso la notte assistito dalla nostra veterinaria, non è mai stato solo. Si è addormentato ed il suo corpicino stanco e martoriato, ha spiccato il volo lontano da questo mondo malato“.

“Non vogliamo aggiungere nulla a quanto successo – conclude la Lida -, ci auguriamo solo che la storia di Stefano sia riuscita a scuotere la coscienza di chi ha compiuto questo gesto, ma anche di chi ancora pensa che gli animali non provino dolore esattamente come noi”.

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