Fallimento della farmacia Lupacciolu di Olbia, lo sfogo del dottore: “Come è cambiata la mia vita”

Il caso della farmacia Lupacciolu di Olbia.

La vicenda Lupacciolu è un caso complesso. Si va dalle presunte anomalie della banca che hanno portato al fallimento della farmacia, agli episodi che si sono verificati al Tribunale di Tempio. Entrambe le vicende si intrecciano tra di loro.

“La mia vita è cambiata. Non posso più disporre neanche di un briciolo dei miei beni”, ha detto Antonio Lupacciolu, storico farmacista olbiese. Tutto comincia quando il mutuo concesso da una banca di Olbia non venne mai erogato, ma gli interessi salirono comunque. Nel giro di un anno il debito sale.  “Il pignoramento dei miei beni mi ha impedito di venderli per poter pagare il debito che è stato creato. L’istituto di credito si è avvalso comunque sulla garanzia ipotecaria”, prosegue Lupacciolu.

Una vicenda strana, unica in Italia. Così la definisce il farmacista che dichiara che la sua attività aveva un fatturato positivo e nessun debito verso banche e istituti finanziari. Tuttavia, nel 2015 con una sentenza del Tribunale di Tempio viene dichiarato il crac.

Un anno dopo la farmacia di Lupacciolu viene venduta all’asta. E qui entrano in scena anche le presunte anomalie del tribunale di Tempio, finite al centro di un’indagine e un’inchiesta sulle aste “pilotate”. Quella villa, di Sebastiano Ragnedda, messa all’asta e le anomalie sull’assegnazione, una vicenda finita con la condanna del gip Vincenzo Cristiano e altri indagati.

La vicenda delle presunte corruzioni all’interno del Tribunale di Tempio è in qualche modo legata al crac di Lupacciolu, l’attività finita all’asta e i ricorsi respinti,  tuttora sotto indagine da parte delle Fiamme Gialle e la Procura di Roma.

 

 

 

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