Le immatricolazioni di auto elettriche corrono e a giugno 2026 le vetture a batteria hanno rappresentato il 10,1% delle nuove targhe in Italia, uno dei valori mensili più alti mai registrati. Ma per chi valuta il passaggio all’elettrico il vero nodo resta un altro, e cioè quanto costa ricaricarle. La risposta cambia radicalmente a seconda di dove si attacca la spina.
Un mercato che accelera
Il 2025 si è chiuso come l’anno della svolta. In Italia sono state immatricolate 94.230 auto full electric, in aumento del 46,1% sul 2024, con una quota di mercato salita al 6,15%, contro il 4% dell’anno precedente. A trainare la crescita erano stati soprattutto gli incentivi legati all’ISEE, che nei mesi finali dell’anno avevano spinto la quota mensile al 12,1% a novembre e all’11% a dicembre.
Il 2026 ha confermato la rotta: nel primo trimestre le immatricolazioni sono cresciute di oltre il 60% sullo stesso periodo dell’anno precedente, fino al 10,1% di giugno. Un ritardo, quello italiano, che resta evidente nel confronto continentale. Gli studi dell’Unione europea indicano infatti un dato in costante crescita, con le auto a batteria salite oltre il 17% del mercato nel 2025 e verso il 19% nei primi mesi del 2026: l’Italia rimane tra i Paesi più arretrati, anche se il divario lentamente si accorcia.
Vincono le citycar
A distinguere l’Italia dal resto d’Europa è il tipo di auto scelta. Se all’estero dominano i SUV di media taglia, qui a farla da padrone sono le piccole a batteria, complici prezzi sempre più accessibili. Nella classifica 2025 in testa c’è la Tesla Model 3, seguita dalla citycar cinese Leapmotor T03 e dalla Tesla Model Y. Subito dietro le protagoniste del segmento economico: la Dacia Spring, la più conveniente sul mercato con un prezzo di partenza di 17.900 euro, la BYD Dolphin Surf e la Citroën ë-C3.
Il 2026 ha certificato il fenomeno: la Leapmotor T03 domina la classifica delle elettriche più vendute nel primo semestre, salendo fino al quinto posto assoluto tra tutte le auto vendute in Italia, elettriche e non. Un segnale chiaro: l’elettrico smette di essere una nicchia per appassionati e diventa una scelta di portafoglio.
Il vero risparmio è a casa
Ed è proprio sul portafoglio che si gioca la partita. Per una citycar, percorrere 100 chilometri costa in media 4,34 euro ricaricando a casa e circa 7,77 euro alla colonnina pubblica in abbonamento, contro i circa 10 euro di un’analoga vettura a benzina. Il vantaggio si assottiglia però sulle stazioni pubbliche più veloci, dove le tariffe a consumo possono superare gli 0,80 euro per kWh sulle colonnine ad alta potenza.
È tra le mura di casa, insomma, che l’auto elettrica dà il meglio di sé. Ricaricando a casa a circa 0,25 euro per kWh si spendono poco più di 3 euro ogni 100 km in città, contro i quasi 11 euro della benzina, con un risparmio che sfiora il 70%. Su un percorso di 15.000 km l’anno la differenza vale diverse centinaia di euro, che aumentano ancora per chi programma la ricarica nelle ore notturne o dispone di un impianto fotovoltaico, abbinamento che abbatte quasi a zero il costo dell’energia.
È qui che si capisce perché ricaricare a casa faccia la vera differenza. Il presupposto è avere un posto auto privato e una presa dedicata: la comune presa domestica funziona ma è lenta, mentre una wallbox permette ricariche rapide e sicure. La rete pubblica, del resto, continua a crescere ma resta un complemento, con una distribuzione ancora disomogenea sul territorio, isole comprese.
Un’opportunità per hotel e strutture ricettive
In una terra a forte vocazione turistica come la Gallura, la ricarica non riguarda solo chi guida un’elettrica, ma anche chi ospita. Sempre più viaggiatori, soprattutto stranieri, pianificano le tappe in base alla disponibilità di una colonnina e scelgono l’alloggio con lo stesso criterio: lo osserva Green Project, operatore sardo del settore. Una lettura in linea con le indagini di Booking.com, secondo cui circa sette automobilisti elettrici su dieci considerano la presenza di un punto di ricarica un fattore decisivo nella prenotazione.
L’offerta, però, resta indietro. Le rilevazioni di settore indicano che oggi appena il 15% delle strutture ricettive italiane dispone di una colonnina, con il Mezzogiorno e le isole tra le aree meno attrezzate. Per un albergo, un agriturismo o un B&B, dotarsi di una stazione di ricarica significa intercettare una clientela in crescita e con buona capacità di spesa, comparire sulle app usate dai turisti e rafforzare l’immagine green della struttura.
Un passo, spiegano da Green Project, oggi più accessibile di quanto si creda: l’installazione colonnine di ricarica per le auto elettriche parte da costi contenuti e può contare su incentivi statali fino al 50% della spesa, sia per le abitazioni private sia per le attività ricettive.
La transizione, insomma, è avviata. E per una terra come la Gallura, che vive di turismo e di sole, l’elettrico non è più soltanto una scelta ambientale: è un tassello dell’accoglienza.
