Il quadro drammatico per le imprese di Olbia e della Gallura: quasi tutte chiedono la cassa integrazione. Ma chi vuole tornare a lavoro non può

Le aziende della Gallura con la crisi del coronavirus.

Lo stop imposto dal coronavirus inevitabilmente si sta ripercuotendo sull’economia di Olbia e della Gallura. Un quadro drammatico quello descritto dalle associazioni sindacali e di categoria, che vede la maggior parte delle imprese costrette a fermarsi e a ricorrere alla cassa integrazione. “Nel nostro territorio praticamente quasi tutte le aziende hanno richiesto di accedere agli ammortizzatori sociali previsti dall’ultimo decreto -. dice Luisa Di Lorenzo, segretaria generale della Cgil Gallura. – Hanno deciso di sospendere anche alcune attività rientranti nei codici Ateco autorizzati a proseguire. Soprattutto per le piccole aziende non è sempre possibile garantire le distanze di sicurezza per i lavoratori e i Dpi, da utilizzare in alternativa, sono introvabili”.

Tante sono anche le aziende che hanno intenzione di richiedere la deroga per poter proseguire l’attività. In Sardegna, però, questa possibilità ancora non è attuabile. Serve, infatti, l’accordo quadro in merito a livello regionale che attualmente è in fase di discussione, ma non ancora arrivato alla firma. La deroga, in particolare, andrebbe a dare la possibilità di proseguire l’attività a tutte le aziende che, per numero di dipendenti o per settore, non possono accedere agli ammortizzatori sociali.

Una particolare criticità del decreto, invece, avrebbe un forte impatto sull’economia gallurese. “La parte del decreto inerente la stagionalità, con la previsione di un indennizzo, si riferisce esclusivamente ai lavoratori del turismo senza contemplare l’indotto che qui impiega migliaia di persone -. denuncia la segretaria della Cgil Gallura – Queste rischiano di rimanere senza niente. La stagione rischia di non partire, la Naspi relativa all’anno precedente è terminata e l’indennità del decreto non gli spetta. Abbiamo fatto in tal senso una richiesta di integrazione alla Regione”.

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