Le case cantoniere in Gallura saranno vendute.
La Provincia della Gallura ha avviato formalmente la procedura per la vendita all’asta di sei case cantoniere dell’Anas dismesse. Si tratta di sei immobili distribuiti tra i comuni di Aggius, Berchidda, Telti, Tempio e Oschiri. L’operazione, approvata dal settore Servizi tecnici, attua il Piano delle alienazioni e valorizzazioni 2026-2028 deliberato dal Consiglio provinciale a dicembre, ponendo fine al loro storico ruolo di presidio della viabilità locale per offrirle a nuovi usi da parte di privati.
La vendita nel 2026.
Il programma di dismissione si svilupperà in due fasi annuali. Saranno vendute la cantoniera “Juncu” sulla SP 74 ad Aggius, la “Tucconi” sulla SP 10M a Berchidda, la “Spadulazzu” sulla SP 147 a Telti e la “L’Arena” sulla SP 70 in località Li Lieri a Tempio. Nel 2027 seguiranno le ultime due proprietà, ovvero la “Concarabella” sulla SP 16M a Oschiri e la “Scopetu” sulla SP 5 nel territorio di Tempio.
La Provincia ha già richiesto ai Comuni i certificati di destinazione urbanistica e ha avviato le ricerche presso l’archivio storico della Città metropolitana di Sassari per recuperare i titoli abilitativi originali. Solo dopo l’approvazione delle perizie definitive e la fissazione dei prezzi di stima verrà emanato il provvedimento finale di indizione dell’asta con la pubblicazione del bando ufficiale, segnando uno dei primi interventi organici dell’ente per abbattere i costi di gestione e valorizzare il proprio patrimonio immobiliare.
Cosa erano e a cosa servivano.
Le case cantoniere nascono nel 1830 per volontà del Re di Sardegna Carlo Felice come presidi fissi per la tutela della rete stradale, ospitando la residenza e gli attrezzi del cantoniere, l’operaio responsabile della manutenzione di uno specifico tratto di strada chiamato cantone. Riconoscibili per il caratteristico colore rosso pompeiano, queste strutture svolgevano una duplice funzione di magazzino e punto di soccorso per i viaggiatori fino al secondo dopoguerra, quando l’evoluzione tecnologica ne ha progressivamente decretato l’obsolescenza. A partire dai primi anni ’80, con la meccanizzazione dei lavori stradali, l’impiego di mezzi veloci capaci di coprire grandi distanze e l’abolizione dell’obbligo di residenza per il personale, l’esigenza di un presidio capillare ogni pochi chilometri è venuta meno, portando all’ufficiale chiusura e al definitivo abbandono del modello con le riforme strutturali dell’ANAS nei primi anni ’90.
