Caos a La Maddalena: grido d’allarme per l’arcipelago dal Parco e dalla Regione

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Parco e Regione vogliono tutelare l’arcipelago di La Maddalena


L’assalto estivo all’arcipelago di La Maddalena ha raggiunto un livello di pressione antropica non più sostenibile: Parco e Regione alzano la voce. Ogni giorno oltre 6.000 imbarcazioni da diporto invadono le acque dell’area protetta, concentrandosi nei punti più delicati come Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e Mortorio. Tra comportamenti incivili, “rave acquatici” e un turismo nautico privo di regole, a fare le spese di questo sovraffollamento è l’ecosistema marino.

Le ancore sradicano e frammentano le praterie di posidonia oceanica — la pianta fondamentale che garantisce la trasparenza delle acque e le iconiche sfumature rosa delle spiagge —, mentre il moto ondoso accentua l’erosione e la velocità eccessiva minaccia le popolazioni di Pinna nobilis e i mammiferi marini del Santuario Pelagos.

Il grido d’allarme dei vertici del Parco

A far esplodere il caso sono state prima di tutto le prese di posizione dei vertici del Parco, che hanno denunciato l’impotenza delle istituzioni locali di fronte all’anarchia estiva. Episodi come il recente blitz della Guardia Costiera a Mortorio, conclusosi con multe irrisorie in una zona a massima tutela integrale, hanno mostrato i limiti dell’attuale sistema. Il direttore del Parco, Yuri Donno, ha evidenziato come il problema sia comune a tutte le aree marine protette d’Italia: “Il problema che tutte le aree marine protette hanno in Italia è quello di avere un comune dominatore dove le sanzioni sono veramente basse ed è difficile avere una quantità di controlli alti”.

Sulla stessa linea, la presidente del Parco Rosanna Giudice ha preannunciato un’azione legale “ad personam “e un cambio di rotta drastico: “La dobbiamo smettere di entrare nel parco come se stessimo entrando a Gardaland”. L’esigenza primaria emersa è quella di modificare la legge quadro n. 394 del 1991 e colmare un vuoto normativo che impedisce al personale del Parco di elevarsi a polizia giudiziaria con autonomo potere sanzionatorio. Attualmente, infatti, i guardia parco possono solo informare e segnalare, ma non contestare le infrazioni. Inoltre, pende la costante minaccia di un intervento diretto dell’Unione Europea, pronta a imporre severe restrizioni al traffico nautico qualora l’Italia non riesca a garantire i livelli di tutela richiesti dalla Rete Natura 2000.

Il rilancio della Regione al Governo

I moniti del Parco hanno trovato immediato riscontro nell’iniziativa politica della Regione Sardegna. La presidente Alessandra Todde e l’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi hanno formalizzato una lettera indirizzata al Ministero dell’ambiente per chiedere un intervento urgente dello Stato. La nota evidenzia come l’area dell’arcipelago sia sottoposta a tre distinti regimi di tutela — Parco Nazionale, Sito Natura 2000 e Santuario Pelagos —, ciascuno dei quali genera obblighi oggi disattesi a causa dell’assenza di un presidio operativo effettivo.

La Regione sottolinea come le multe attuali, pari a poche decine di euro, vengano percepite dagli armatori dei grandi yacht come un insignificante costo accessorio di navigazione. Prendendo a modello la legislazione della Francia — anch’essa firmataria dell’Accordo Pelagos —, la Sardegna ha chiesto di introdurre sanzioni commisurate, il divieto temporaneo di navigazione per i trasgressori e la concessione della qualifica di polizia giudiziaria al personale dell’Ente Parco. “Non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare”, chiarisce la nota della Giunta regionale.

La necessità di un cambio di passo immediato

La vicenda de La Maddalena impone un radicale cambio di paradigma nella gestione del patrimonio naturale marino. La protezione della biodiversità non può più basarsi solo sul senso civico dei diportisti o su forze di vigilanza, come Capitaneria di Porto e Corpo Forestale, dotate di risorse insufficienti rispetto all’estensione del territorio. Senza un adeguamento delle sanzioni economiche e senza poteri sanzionatori diretti a chi vive quotidianamente le acque del Parco, le regole rischiano di rimanere solo una finzione giuridica. La risposta attesa dal Ministero sarà determinante per stabilire se l’Arcipelago potrà continuare a essere un modello di conservazione o se si andrà incontro a inevitabili strette europee con la chiusura forzata del traffico da diporto.

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