Molti automobilisti considerano il climatizzatore un accessorio estivo. Con il calo delle temperature il pulsante resta spento e l’impianto passa in secondo piano. Anche in autunno e in inverno, tuttavia, svolge una funzione importante: deumidifica l’aria nell’abitacolo e contribuisce a mantenere i vetri liberi dalla condensa. In Gallura, dove autunno e inverno sono spesso umidi, lo si nota a ogni pioggia. D’estate un impianto con una carica insufficiente si manifesta con aria poco fresca. Nei mesi freddi si riconosce soprattutto dai vetri che faticano a disappannarsi.
Perché il climatizzatore conta anche nei mesi freddi
Deumidificazione. L’aria attraversa prima l’evaporatore freddo, dove l’umidità condensa, e viene poi riscaldata dal radiatore del riscaldamento. L’aria calda e secca libera il parabrezza molto più rapidamente della sola aria calda. Per questo motivo, in molti veicoli il compressore si attiva automaticamente insieme alla funzione di sbrinamento.
Riscaldamento. Nei veicoli a benzina e diesel il calore proviene dal circuito del liquido di raffreddamento del motore, non dal climatizzatore. Se il riscaldamento perde efficienza, la causa va ricercata piuttosto nel termostato, nel livello del liquido, nel radiatore dell’abitacolo o in uno sportello di regolazione dell’aria. Diverso è il caso dei veicoli elettrici e di alcuni ibridi dotati di pompa di calore, nei quali è il circuito del refrigerante a riscaldare l’abitacolo. In questi veicoli una carica insufficiente comporta un riscaldamento meno efficace e spesso una riduzione dell’autonomia.
Conservazione dell’impianto. Il refrigerante trasporta l’olio che lubrifica il compressore e le guarnizioni. Se il climatizzatore resta inutilizzato per mesi, le guarnizioni tendono a seccarsi e aumenta il rischio di perdite. Accendere l’impianto con regolarità per alcuni minuti, anche in inverno, contribuisce a mantenerlo in buone condizioni.
I segnali di una carica di refrigerante insufficiente
- L’aria risulta meno fredda del solito o soltanto fresca.
- Il compressore non si inserisce oppure si inserisce e si disinserisce ripetutamente.
- I vetri appannati si liberano lentamente, anche con lo sbrinamento attivo.
- Dopo l’utilizzo non si osserva il consueto gocciolamento d’acqua sotto il veicolo.
- Su tubazioni e raccordi sono presenti tracce oleose o depositi di sporco.
- Nei veicoli con pompa di calore: riscaldamento meno efficace, autonomia ridotta o segnalazioni di errore.
Occorre considerare che, con temperature prossime allo zero, molti impianti non attivano il compressore per scelta progettuale. Non si tratta di un guasto. Una verifica attendibile va quindi effettuata con temperature più miti, e l’autunno è il momento più indicato.
Deumidificazione ridotta e vetri appannati
Vetri che si appannano rapidamente e restano appannati a lungo, un odore di muffa o la condensa mattutina sul lato interno dei cristalli indicano un’umidità eccessiva nell’abitacolo. La causa non è sempre il refrigerante. È opportuno verificare innanzitutto gli elementi più semplici:
- un filtro antipolline intasato;
- il ricircolo dell’aria lasciato inserito;
- tappetini bagnati o rivestimenti umidi;
- il lato interno del parabrezza sporco;
- lo scarico della condensa dell’evaporatore ostruito, spesso riconoscibile dalla presenza di acqua nella zona dei piedi.
Se, risolti questi aspetti, i vetri continuano ad appannarsi, il passo successivo è una verifica dell’impianto di climatizzazione.
Quando è opportuno un controllo o una ricarica prima dell’inverno
Una verifica è consigliabile se:
- il climatizzatore ha raffreddato meno del solito già durante l’estate;
- i vetri si liberano lentamente nonostante un filtro pulito e le impostazioni corrette;
- l’ultimo intervento risale a molto tempo fa o non è documentato, come nel caso di un’auto usata acquistata di recente;
- la parte anteriore del veicolo ha subito un urto, poiché il condensatore si trova dietro la griglia;
- il veicolo è dotato di pompa di calore e il riscaldamento o l’autonomia sono diminuiti;
- il veicolo è rimasto fermo a lungo;
- dalle bocchette proviene un odore di muffa.
Un impianto in buono stato perde gas molto lentamente e, secondo AUTODOC, nei sistemi moderni la perdita naturale si attesta tra il 10 e il 15% nell’arco di quattro-otto anni. La necessità di una nuova ricarica a distanza di pochi mesi fa quindi ritenere probabile la presenza di una perdita.
La sola ricarica non risolve una perdita. Un intervento eseguito correttamente prevede il recupero del gas residuo, la messa in vuoto del circuito per verificarne la tenuta e il riempimento con la quantità indicata dal costruttore. In Italia questi interventi sono riservati a personale certificato ai sensi della normativa F-gas. Il tipo di refrigerante è generalmente indicato su un’etichetta nel vano motore: i veicoli meno recenti utilizzano di norma l’R134a, quelli più recenti l’R1234yf, il cui costo è sensibilmente più elevato.
Conclusioni
Nei mesi freddi un climatizzatore efficiente non è un lusso. Garantisce vetri liberi dalla condensa, e quindi visibilità e sicurezza, e nei veicoli con pompa di calore contribuisce anche al riscaldamento. Una verifica in autunno, quando le temperature consentono ancora un controllo attendibile, permette di evitare vetri appannati in inverno e sorprese all’arrivo dei primi caldi.
