Disfagia, al Mater Olbia un’equipe multidisciplinare al servizio del territorio

Al Mater Olbia una squadra per combattere la disfagia.

La disfagia è un disturbo della deglutizione e come tale può coinvolgere una o più fasi della preparazione e del transito di sostanze dalla bocca allo stomaco. E’ una vera e propria disabilità che peggiora la qualità della vita e rappresenta un problema debilitante, con un importante impatto sociale ed economico sia per i pazienti che per i loro familiari”. Ne parliamo con il Dott. Roberto Gallus, responsabile del reparto di Otorinolaringoiatria e il Dott. Nicolò Contu, Logopedista Deglutologo del reparto di Fisiatria: Riabilitazione post-acuta e Neuroriabilitazione del Mater Olbia Hospital.

Dottor Gallus, che cos’è la Disfagia?

“La disfagia è un disturbo della deglutizione e come tale può coinvolgere la preparazione e il transito di sostanze dalla bocca allo stomaco e comporta alte possibilità di complicanze anche mortali. Viene considerata un sintomo, se avvertito dal paziente, o un segno, se ravvisato dal clinico. Ha una prevalenza nella popolazione generale riportata intorno al 16-23% e fino al 27% nei soggetti oltre i 75 anni. Può essere rinvenuta in numerose condizioni patologiche quali ad esempio patologie di interesse neurologiche come l’ictus, il Parkinson e l’Alzheimer, esiti di traumi, nella patologia malformativa del distretto testa-collo, negli esiti di chirurgia demolitiva e terapia radiante del distretto testa-collo, ma anche in patologie comuni come il reflusso faringo-laringeo.”

La gestione della disfagia orofaringea è complessa e richiede sia nella fase diagnostica sia in quella terapeutica un’ampia rete di esperti, costituita da medici specialisti e da altro personale sanitario dotato di strutture e attrezzature dedicate.

Come nasce l’ambulatorio disfagia?

“Nasce all’interno del Reparto di riabilitazione dove il paziente viene visitato e preso in carico dal fisiatra e viene gestito di concerto con una moltitudine di figure mediche dedicate al percorso riabilitativo quali il logopedista, la fisioterapista respiratoria, i fisioterapisti, la terapista occupazionale, la neuropsicologa, la nutrizionista, col supporto del personale infermieristico e degli oss.”

“Fin dalle prime fasi del ricovero di ogni paziente il personale infermieristico effettua lo screening per la disfagia. Successivamente il fisiatra coinvolge il logopedista che, dopo aver eseguito la valutazione al letto del paziente, discuterà con lui se procedere con la valutazione strumentale deglutitoria scegliendo la più appropriata tra lo studio fibro-endoscopico della deglutizione, detto anche Fees, eseguito in collaborazione con l’Orl, o la Videofluorografia digitale, un esame radiologico eseguito dall’Unità Operativa di Radiologia. Qualora necessario ci si avvale di ulteriori consulenze come la valutazione nutrizionale, neurologica e pneumologica, con l’obiettivo finale di scegliere una modalità di alimentazione il più possibile autonoma e sicura ed intraprendere il percorso riabilitativo più adatto al singolo paziente.”

“Talvolta le problematiche deglutitorie non possono essere completamente risolte durante il ricovero ed alcuni pazienti necessitano di ulteriori follow up per completare il proprio percorso riabilitativo della disfagia.

Fino ad oggi ai pazienti non sottoposti a ricovero era di fatto preclusa la possibilità di un primo inquadramento o di un adeguato follow up della disfagia inclusivo di uno studio strumentale della deglutizione e di consulenze specialistiche mirate. Abbiamo così deciso di ampliare il servizio e renderlo facilmente accessibile a tutta la popolazione tramite un ambulatorio dedicato al servizio del cittadino e dei curanti.”

Dott. Contu, esistono dei campanelli di allarme per identificare la disfagia?

“I principali campanelli di allarme della problematica disfagica sono la comparsa di tosse o rumori respiratori durante o dopo il pasto, tempi del pasto troppo lunghi o caratterizzati da fatica, ansia, dolore o perdita di piacere ai pasti, schiarimenti di gola e cambiamento nella qualità della voce, infezioni ricorrenti alle vie aeree, episodi febbrili ricorrenti, perdita di cibo dalla bocca, difficoltà di masticazione, difficoltà ad assumere i medicinali, perdita di peso e disidratazione, rifiuto del cibo o di determinati sapori o consistenze, sensazione di un corpo estraneo in gola o episodi di soffocamento.”

“Esistono numerosi questionari di autovalutazione, come ad esempio l’Eat 10, che hanno il preciso scopo di supportare il medico ed il paziente nel riconoscere i primi segni della problematica, permettendone un precoce inquadramento.”

“È bene ricordare che la disfagia può essere frequentemente sintomo di patologie non gravi come ad esempio il reflusso faringo laringeo, pertanto è bene non allarmarsi e discutere i sintomi con il proprio medico che guiderà il paziente nella scelta degli esami e dei consulti più appropriati al caso specifico.”

Cosa si può fare per un paziente disfagico e come si accede al percorso terapeutico – riabilitativo?

“Sono tante le specifiche disfunzioni che portano a disfagia e dopo averle individuate con un’appropriata valutazione interdisciplinare, anche strumentale, si possono mettere in atto numerosi interventi riabilitativi e/o compensativi.

Il primo step è chiaramente il trattamento della patologia causa di disfagia. La riabilitazione logopedica, affiancata da quella fisioterapica e respiratoria, con o senza uso di tecnologie, interviene su più fronti quali il rinforzo senso-motorio, l’inibizione dei riflessi patologici e la stimolazione dei riflessi fisiologici, le modificazioni dietetiche per una deglutizione sicura, gli adeguamenti posturali per facilitare la deglutizione, l’utilizzo di manovre e posture di compenso del deficit deglutitorio, le manovre di detersione delle vie aeree inferiori e altri approcci riabilitativi mirati.”

“Durante la prima visita ORL di inquadramento si esegue una valutazione logopedica contestuale, completata da uno studio fibro-endoscopico della deglutizione. Se ritenuti necessari verranno prescritti ulteriori consulti, come ad esempio una valutazione nutrizionale al fine di valutare più approfonditamente lo stato nutrizionale del paziente e fornire un piano alimentare adeguato alle specifiche esigenze. Si avrà poi la possibilità di iniziare il percorso terapeutico e riabilitativo più adatto per evitare quando possibile il ricorso ad una nutrizione/idratazione artificiale totale o parziale.”

“Al termine del percorso riabilitativo verrà effettuata una valutazione strumentale di controllo e dove necessario verranno date le opportune indicazioni sul proseguimento della terapia.”

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