«Spedizione gratuita, isole escluse»: il piccolo asterisco che costa caro a chi compra online in Gallura

Succede quasi sempre allo stesso modo. Si riempie il carrello, si arriva alla cassa virtuale e lì compare la formula che ogni sardo conosce a memoria: «spedizione gratuita in tutta Italia, isole escluse». Oppure il totale che sale di cinque, otto, a volte quindici euro nel momento esatto in cui si inserisce un CAP di Olbia, Tempio o Arzachena. Non è un’impressione: comprare online dalla Sardegna costa spesso più che farlo da Milano o da Bologna, a parità di prodotto e di negozio.

Eppure l’isola è tutt’altro che un mercato marginale. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna su fonte Istat, nel 2023 sono stati 830mila i sardi che hanno acquistato regolarmente in rete, il 50,3% della popolazione: nel 2018 erano appena 285mila. Un pubblico triplicato in pochi anni, che compra soprattutto abbigliamento e scarpe, articoli per la casa, elettronica. Metà Sardegna, insomma, fa i conti ogni settimana con quell’asterisco.

Perché le isole pagano di più

Dietro il sovrapprezzo non c’è, quasi mai, malafede. C’è il mare. Un pacco diretto in Gallura viaggia su gomma fino ai porti della penisola, si imbarca sui traghetti verso Olbia, Porto Torres o Cagliari e da lì riparte verso la destinazione finale: ogni passaggio in più significa costi e tempi in più. Non a caso diversi corrieri applicano alle spedizioni da e per Sicilia, Calabria e Sardegna un supplemento specifico, noto in gergo come SCS, e nei listini distinguono la penisola, servita in 24-48 ore, dalle isole, dove la consegna stimata sale a 72 ore — con ulteriori allungamenti proprio in alta stagione, quando la Gallura si riempie e i traghetti pure.

A quel punto il venditore sceglie: assorbire il sovrapprezzo nel prezzo di listino oppure girarlo al cliente. Alcuni grandi marketplace impongono ai venditori una tariffa di spedizione unica su tutto il territorio nazionale, altri lasciano mano libera. Il risultato è una giungla che cambia da negozio a negozio, dove lo stesso paio di scarpe può arrivare gratis a Verona e costare dieci euro di trasporto a Santa Teresa.

Le contromosse di chi compra

Qualche margine di manovra, però, esiste. La prima regola è leggere le condizioni di spedizione prima di riempire il carrello, non dopo: molti negozi le nascondono in fondo alla pagina, ma è lì che si scopre se l’isola è trattata come il resto d’Italia. La seconda è puntare sulle soglie di gratuità: quando la spedizione omaggio vale «senza esclusioni», superare quella soglia conviene doppio a chi vive sull’isola, e accorpare tre piccoli ordini in uno solo diventa un risparmio concreto. Aiutano anche i punti di ritiro e i locker, spesso più economici della consegna a domicilio. E poi ci sono i codici sconto: tanti store distribuiscono coupon che azzerano proprio le spese di trasporto, e portali come buonosconto.it li raccolgono aggiornati per centinaia di negozi — un controllo che porta via un minuto, giusto il tempo tra il carrello e la carta di credito.

La continuità territoriale delle merci è una battaglia che la Sardegna porta avanti da anni nei tavoli istituzionali, e prima o poi qualcosa si muoverà. Nel frattempo l’unica continuità su cui il consumatore gallurese può contare è quella della propria attenzione: confrontare, sommare, e non dare mai per scontato il totale che compare alla cassa.

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