Dalla Gallura al Sulcis: itinerario di cinque giorni nell’altra Sardegna

Quasi quattro ore di strada da Olbia, poi cinque giorni fra miniere sul mare, una città di fondazione e due isole.

Da Olbia a Iglesias la strada attraversa quasi tutta l’isola, e all’arrivo il granito della Gallura è rimasto alle spalle. Per chi parte dal Nord-Est, capire cosa vedere nel Sulcis Iglesiente vuol dire prima di tutto abituare l’occhio a un’altra roccia. A Cala Domestica, vicino a Buggerru, le falesie sono di calcare. Nella cala restano magazzini e gallerie dei minatori, perché fino al 1940 da lì partiva il minerale di Masua.

Dove la Gallura ha costruito porti turistici, il Sud-Ovest ha lasciato porti minerari e villaggi operai, recuperati negli ultimi decenni come musei. Il turismo, qui, è ancora un cantiere. Cinque giorni bastano per l’essenziale, a patto di mettere in conto un viaggio che si mangia mezza giornata.

Da Olbia al Sulcis: i due percorsi in auto e i tempi reali

Il percorso più rapido taglia l’interno. Da Olbia si attraversa il Logudoro fino alla 131, si scende verso sud e si arriva a Iglesias sulla 130: intorno ai 275 chilometri e quasi quattro ore di guida, soste escluse. Per chi organizza cosa vedere nel Sulcis Iglesiente in cinque giorni è l’unica scelta che non toglie una giornata al programma.

Vale la pena allungare per la costa occidentale? Sono più di 340 chilometri e oltre cinque ore e mezza di guida, per Alghero e Bosa, poi Oristano, Arbus e Fluminimaggiore. Ha senso solo con una notte a metà strada. Fatto d’un fiato, è un giorno al volante.

Tutti e due i percorsi chiedono un’auto, e chi atterra al Costa Smeralda senza fa bene a noleggiarla a Olbia per tutto il viaggio: Nebida, Masua e Porto Flavia non sono serviti da mezzi pubblici frequenti. E il rientro in Gallura va messo in calendario con lo stesso peso dell’andata.

Cosa vedere nel Sulcis Iglesiente: l’itinerario giorno per giorno

Si parte dalla città e si finisce sulle isole, con la costa delle miniere e Carbonia in mezzo. Fra le tappe di cosa vedere nel Sulcis Iglesiente le distanze sono corte, spesso sotto la mezz’ora d’auto, e la giornata si misura sui tempi di visita.

Giorno 1: Iglesias e la sua memoria mineraria

Iglesias arriva nel pomeriggio ed è la tappa giusta per una giornata corta. Il nome in spagnolo significa “chiese”, e in centro stanno a pochi passi la cattedrale di Santa Chiara, del XIII secolo, e San Francesco, in stile gotico-catalano. La storia delle miniere la raccontano il museo dell’Arte Mineraria e Monteponi, uno dei grandi impianti estrattivi italiani, dove si entra con percorsi guidati.

Giorno 2: Nebida, Masua e Porto Flavia

Il secondo giorno parte da Nebida, che nei primi decenni del Novecento contava tremila abitanti. Sulla scogliera resta la laveria Lamarmora, del 1897, chiusa per lavori di messa in sicurezza: si guarda dalla strada costiera, da dove la fotografano tutti.

Poco più avanti ci sono Masua, col faraglione del Pan di Zucchero, e Porto Flavia: due gallerie sovrapposte scavate nella montagna nel 1924, da cui il minerale finiva direttamente sulle navi. Si entra solo con visita guidata e a ingresso contingentato, circa cinquanta minuti con 108 gradini da scendere. Il biglietto si compra in anticipo, e alla biglietteria si arriva un quarto d’ora prima. Scarpe chiuse, niente infradito.

Giorno 3: Buggerru, Cala Domestica e il golfo di Gonnesa

Buggerru, borgo minerario del 1864, conserva sopra il porticciolo l’uscita della Galleria Henry, percorsa un tempo dal treno del minerale. Il paese ricorda il 4 settembre 1904, quando l’esercito sparò sui minatori in sciopero. Due chilometri più a sud c’è Cala Domestica, con un ampio parcheggio e una torre spagnola del Settecento sul promontorio.

Il pomeriggio scende verso Gonnesa e la costa che il paese considera di casa. Fontanamare e Porto Paglia sono lunghi arenili di sabbia, buoni per il tramonto, con una geometria diversa da quella delle calette galluresi chiuse fra due punte di roccia.

Giorno 4: Carbonia e la Grande Miniera di Serbariu

Costruita in due anni per i lavoratori del bacino carbonifero, Carbonia è una città di fondazione nata nel 1938. Nella lista di cosa vedere nel Sulcis Iglesiente è la tappa che spiega le altre. La Grande Miniera di Serbariu, attiva dal 1937 al 1964, oggi è il Museo del Carbone: la visita in sottosuolo dura circa un’ora, parte a orari prefissati e va prenotata.

Giorno 5: Carloforte o Sant’Antioco

Le due isole chiudono l’elenco di cosa vedere nel Sulcis Iglesiente, e l’ultimo giorno chiede di sceglierne una. Sant’Antioco si raggiunge in auto attraverso l’istmo, a una ventina di minuti da Carbonia. Per Carloforte, sull’isola di San Pietro, serve il traghetto da Portovesme o da Calasetta. Al lettore gallurese il servizio sembrerà familiare: la compagnia è la stessa che collega Palau e La Maddalena, con le auto a bordo e una traversata sotto l’ora.

E se si volessero vedere tutte e due? Calasetta sta su Sant’Antioco, quindi si entra dall’istmo, ci si imbarca per Carloforte e si rientra da Portovesme. È una giornata piena, sensata solo se il ritorno in Gallura non è fissato per la mattina dopo.

Dove fermarsi e cosa aspettarsi a tavola: cosa cambia rispetto alla Gallura

Sul tratto delle miniere i centri abitati sono pochi, e chi arriva dalla Gallura, abituato a dormire a due passi dal mare, deve cambiare abitudine. Chi ha deciso cosa vedere nel Sulcis Iglesiente finisce a dormire e cenare nell’interno, a Iglesias, Gonnesa o Carbonia. Cambiare letto ogni sera, con tappe così vicine, costa tempo e non fa guadagnare niente.

Meglio allora un punto d’appoggio fisso. Quando la Locanda S’Anninnia di Gonnesa spiega ai suoi ospiti cosa fare nel Sulcis, parte dal modo di muoversi: a piedi, in bici, in auto o senza. Uno dei giri fatti dagli ospiti tiene tre notti nello stesso posto: Masua e Porto Flavia, poi Iglesias e le miniere, poi spiagge e tramonto, con la cena al rientro.

La prima differenza a tavola arriva col vino: il rosso del territorio è il Carignano del Sulcis, e per chi è cresciuto col Vermentino di Gallura è già un cambio di registro. Nella cucina dell’Iglesiente compaiono il tonno, i ravioli di patate e menta, i dolci di mandorle. Chi cerca la serata da lungomare qui non la trova, ed è il limite vero di questo itinerario. Conviene decidere dove cenare prima di partire per la costa.

Quando andare: il Sulcis anche fuori stagione

Luglio e agosto sono i mesi del mare anche qui, ma Porto Flavia e Serbariu si visitano in galleria, e il loro calendario non dipende dalla temperatura dell’acqua. Da aprile a giugno e da settembre a ottobre si cammina e si pedala col clima giusto, e d’inverno le miniere restano visitabili.

Chi parte in quei mesi deve sapere cosa trova aperto, e per scegliere cosa vedere nel Sulcis Iglesiente fuori stagione si guardano prima i calendari dei siti. Quello del Museo del Carbone di Carbonia è il più chiaro: aperto tutto l’anno, dal 21 settembre al 20 giugno va dal martedì alla domenica. Il lunedì, meglio di no: fra settembre e giugno Carbonia va messa in un altro giorno.

Chi in Gallura lavora con la stagione ha più margine in ottobre e in aprile. Quei cinque giorni possono diventare il viaggio che d’estate non trova mai posto, da fare nella settimana che il lavoro lascia libera. Conviene andarci quando la Gallura riposa.

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