Religioni e pace, l’appello dell’imam della moschea di Olbia

L’appello dell’imam di Olbia.

Anche Olbia ha portato la propria voce alla seconda Convention mondiale “Verso l’Onu delle religioni“, in corso a Galtellì, nel Nuorese. Tra i protagonisti del confronto di sabato 7 novembre c’era Hamad, imam della moschea di Olbia, intervenuto in una giornata dedicata al dialogo tra le confessioni religiose, alla pace e alla costruzione di nuove forme di cooperazione internazionale. Il suo contributo ha affrontato un tema centrale per l’intera iniziativa: il rapporto tra religioni, conflitti e convivenza. Un richiamo alla necessità di superare le divisioni attraverso la conoscenza reciproca e l’ascolto, senza ignorare le contraddizioni che possono attraversare le stesse comunità religiose. “La fraternità, l’amore e la pace le troviamo nella società, ma nelle religioni spesso c’è l’estremismo e questo aspetto non lo possiamo negare“, ha osservato Hamad. “Serve il dialogo per conoscere il prossimo e accettare di ascoltarlo. Bisogna imparare ad ascoltare”.

L’imam ha richiamato anche le conseguenze dei conflitti internazionali sulle società e sulle comunità, sottolineando come guerre e contrapposizioni non rimangano circoscritte ai territori in cui si combattono. “I conflitti nel mondo portano povertà e odio anche da noi”, ha detto, indicando nella lotta alle forme di sfruttamento economico e nella solidarietà tra i popoli altri elementi fondamentali per costruire la pace. “Per la pace serve un impegno comune, bisogna sostenere chi vuole la fraternità perché diventi più forte”.

Che cos’è la Convention “Verso l’Onu delle religioni”.

La partecipazione dell’imam di Olbia si inserisce in un progetto internazionale che punta a trasformare il dialogo tra le diverse tradizioni religiose e le culture laiche in proposte da sottoporre alle Nazioni Unite, all’Unione Interparlamentare e ai Parlamenti del mondo. La seconda Convention mondiale, ospitata il 6 e 7 novembre nella sala Anfiteatro di Galtellì, con un appuntamento conclusivo previsto domenica 8 novembre, è promossa dall’Associazione Istituto delle Culture Religiose per l’Umanità e la Pace “Demetrio Marco De Luca – Siamo tutti fratelli”, presieduta da Angelo Rojch. L’iniziativa riprende il pensiero del professor Demetrio Marco De Luca, filosofo e studioso delle culture religiose scomparso nel 2022, che individuava nell’incontro tra le grandi fedi una possibile forza morale per contribuire alla prevenzione dei conflitti e alla difesa dei diritti umani.

Tra gli obiettivi figurano la creazione di un Parlamento delle culture religiose, una Magna Charta condivisa, un Codice etico universale, un nuovo ruolo dell’Onu nella tutela delle minoranze religiose, il confronto sullo status delle religioni monoteistiche a Gerusalemme e una riflessione sulla crisi etica della società contemporanea, con particolare attenzione ai giovani.

La Sardegna al centro del progetto mediterraneo.

La Convention guarda anche alla possibilità di attribuire alla Sardegna un ruolo più incisivo nelle relazioni tra Europa, Africa e Mediterraneo. Tra le proposte presentate figurano un Centro Euromediterraneo, che coinvolgerebbe 29 Paesi, e una Piattaforma Sardegna Mediterranea, pensata per favorire cooperazione, sviluppo e nuove opportunità per le aree interne. Nel corso della seconda giornata è intervenuto anche il vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni, che ha indicato la Sardegna come possibile luogo di confronto e risoluzione dei conflitti, oltre che come hub mediterraneo per la cooperazione internazionale e la ricerca scientifica. filo conduttore resta quello del dialogo tra culture e tradizioni differenti, nella convinzione che la pace non possa essere soltanto un richiamo ideale, ma debba tradursi in impegno condiviso e iniziative concrete.

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