Calcio, il talento olbiese Gianni Spanu adesso insegna ai giovani

Passato e presente del calciatore olbiese Gianni Spanu.

Gianni Spanu è stato uno dei migliori talenti del calcio olbiese a cavallo tra i due secoli. “Sono nato il 1° marzo ’75. Mio fratello Piero il 6 marzo ’74. Lui era il piede intelligente della famiglia. Io grande cuore e testa“. L’Olbia lo scopre nel San Simplicio. “Nasco centrocampista, ma col tempo sono diventato mediano”. Di quantità e qualità. “Ho esordito a 15 anni con i bianchi in Coppa Italia a Tempio: 1 a 0 per noi con rigore di Truddaiu. In panchina mister Bagatti”.  Gianni è già forte. Dopo quelli di Bagatti gli insegnamenti di Carboni, Favarin e Foschi. “Mi hanno dato tutti tanto. La vittoria dell’Interregionale con successivo scudetto con Foschi resta il ricordo più bello della mia esperienza di calcio giocato”.

Giovani di prima e giovani di adesso. “C’è un abisso. Noi facevano a gara per caricare sull’aereo la sacca di gente come Truddaiu, Leoncini, Mariani e Comiti. Oggi non si degnano di prendere un pallone quando esce fuori dal campo. Sono viziati“. E’ un problema sociale. “I nostri genitori ci accompagnavano all’allenamento contenti perchè così non prendevamo brutte strade. Ora le famiglie pretendono che il loro figlio sia titolare a tutti i costi”. Uno splendido ultimo scorcio di carriera tra i dilettanti e un presente caratterizzato da un entusiasmo contagioso.

Gianni gestisce assieme a Piero l’ Individual Soccer School. “Curiamo la correzione del gesto tecnico con l’obbiettivo ultimo di migliorare l’autostima dei nostri allievi”. Che molto spesso vivono realtà poco piacevoli. “Ci sono allenatori e società che vogliono vincere subito senza insegnare nulla. Un bambino che sbaglia non deve essere sgridato e umiliato. Bisogna invece dimostrargli come si fa. Se lo fai lui lo recepisce ed è felice“. Gianni a questo punto si emoziona. “Ho avuto un allievo autistico e un altro con difficoltà motorie: nel medio lungo periodo abbiamo ottenuto risultati fantastici”. La vera essenza del suo lavoro . “Non vogliamo formare campioni. Ma regalare qualche sorriso in più ai bambini. Servirà loro per apprezzarsi e farsi valere nella vita di tutti i giorni”.

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