Filippo Tortu si racconta: “Sardo al 100%. La rivalità con Jacobs. E per fine carriera…”

Filippo Tortu sulla nave per Olbia

Tortu dall’Olimpo alla Sardegna.

Quell’istante eterno, quei due passi alla massima velocità, quel fotogramma che vale una carriera. L’oro, l’inno italiano, e poi il mare della Sardegna. Dopo il successo olimpico Filippo Tortu sta trascorrendo un periodo di vacanze nella sua Gallura. Non solo relax per l’atleta, che ha le idee chiare sul presente e sul futuro.

Una stagione con infortuni e alcuni risultati non all’altezza delle aspettative, con un epilogo che sembrava ormai scritto con l’uscita in semifinale dei 100m. Poi la staffetta dei 4×100 e l’impresa epica di recuperare alcuni metri all’inglese, passando dalla terza alla prima posizione, il tuo record personale di sempre e una volata leggendaria che resterà nella storia e che riscatta un’intera stagione, oltre che esaltare una carriera fin qui entusiasmante. A parte la gioia indescrivibile dei primi giorni, a mente più fredda, vedi la tua prestazione nella finale più come una risposta ai detrattori o più come una conferma a chi non ha mai smesso di credere in te? O entrambe le cose?

“Entrambe le cose, anche se non faccio gare per dimostrare niente a nessuno. Le critiche le apprezzo sempre se sono costruttive e consapevoli, come tante ce ne sono state quest’anno. Poi ne ho sentite altre, anche il giorno della vittoria, che va be’, lasciano il tempo che trovano. Di sicuro il risultato è stata una gioia sia per me che per chi mi segue, e sono felicissimo di aver ripagato la loro fiducia”.


Nei giorni tra la semifinale del 100m e la staffetta 4×100, qual era il tuo stato d’animo? Come ti sei allenato? Cosa hai fatto per prepararti alla gara? 

Ero nero, pensavo solo a riscattarmi da un risultato in cui non mi riconoscevo. Mi sono allenato, ho mangiato, ho dormito solo per entrare in campo e fare il risultato migliore che potessi pensare. Alla fine è arrivato”.


Qual è stato il rapporto coi compagni di squadra prima della 4×100?

“Ottimale e finalizzato al risultato, come sempre. Eravamo tutti uniti per l’obiettivo”.

Qual è il criterio con cui è stato scelto che fossi tu a chiudere la staffetta?

“Questa domanda dovreste farla al prof Di Mulo, il grande artefice di questo successo. Non voglio parlare di scelte tecniche che non mi competono”.


Al momento del taglio del traguardo, ti eri reso conto di essere arrivato primo? Cosa hai pensato negli istanti in cui attendevi il risultato finale nello schermo e negli istanti successivi?

Non può essere vero, non può essere vero, non può essere vero. Poi ho visto il risultato scritto e lì ho capito, eravamo in cima al mondo“.


Ti eri reso conto di averlo superato?

“Si, a dire il vero credevo di averlo fatto molto prima del traguardo. Forse perché sentivo di avere un’altra velocità rispetto a lui. Poi in realtà ho visto di averlo fatto gli ultimi due passi, incredibile”.


Dopo un oro olimpico, come si riprogramma l’attività sportiva di un campione? Ci sono stimoli diversi? Obiettivi nuovi? Non cambierà nulla?

“Dal punto di vista della programmazione non cambia nulla. Ho ripreso ieri con gli allenamenti e poi penseremo alle prossime gare”.


Quali sono i prossimi obiettivi?

“Ora il prossimo macro obiettivo sono i Mondiali di Eugene, non vedo l’ora”.


Marcell Jacobs ha fatto delle uscite un po’ superbe, e ha parlato di  una rivalità. Esiste davvero, oppure è solo frutto di alcune sue deduzioni errate? Avete avuto modo di chiarire o non c’è nulla da chiarire?

La rivalità sportiva tra noi, come con tanti altri atleti c’è sempre stata e sempre ci sarà, ma è una cosa normalissima, è una rivalità positiva che ci aiuta a migliorarci a vicenda. Da parte mia non ci sono problemi, ci mancherebbe!”


Che rapporto hai con Lorenzo Patta?

“È un ragazzo d’oro, un po’ taciturno ma quando parla sa farsi sentire. Abbiamo un rapporto solido e unito e devo dire che ha dato risultati eccezionali. Gli faccio i più grandi complimenti! Così giovane, affrontare in questo modo un olimpiade non è da tutti”.


Hai 23 anni e hai già all’attivo tanti successi, un record italiano e un oro olimpico che hai strappato all’avversario con una prestazione incredibile. Che consiglio daresti a un atleta della tua età o più giovane che non ha ancora ottenuto risultati di rilievo?

“Il risultato è un istante, una frazione di secondo. Un attimo prima non hai ottenuto nulla, un attimo dopo hai tutto. Il consiglio che darei è di non mollare mai e di non porsi limiti. Perché se molli un secondo prima di quell’attimo hai perso tutto”.


Da atleta di rilievo internazionale è difficile essere un ragazzo di 23 anni normale e avere degli amici fuori dall’ambito sportivo? Che rapporto hai coi tuoi amici? Cosa ti piace fare nel tempo libero?

“Ci sono alcune rinunce ovviamente, ma sono cose a cui non è difficile rinunciare se hai un chiaro obiettivo nella vita. Sono fortunato ad avere moltissimi amici e nel tempo libero ho una vita molto normale: si esce, si sta insieme. Tempo libero lo occupo con musica (tantissima), studio, fantacalcio, sport in TV. La cosa che più mi manca è giocare a calcetto con gli amici, quella è una rinuncia che gestisco con difficoltà”.

C’è un gesto che fai spesso, che non è da tutti. Quando tanti indicano il proprio nome sulla canotta, tu indichi la scritta “Italia”, a testimoniare un grande senso di appartenenza. Che emozioni ti dà rappresentare l’Italia nelle competizioni?

Correre per il mio paese è tutto. Vi dico che cantare l’inno sul podio dopo la staffetta è stata una delle emozioni più dirompenti della mia vita. La maglia azzurra per me è come il drappo rosso per il toro, quando la vedo non capisco più nulla, sento dentro di me un’energia e una forza che in altri contesti non sento“.


Stai trascorrendo un periodo di vacanze in Sardegna. Che rapporto hai coi sardi e con la Sardegna?

“È il posto dove mi sento a casa. Ogni anno non vedo l’ora di venire qui. Poi diciamo che non è esattamente vacanza perché continuo ad allenarmi con la stessa intensità di sempre, però almeno sono nel luogo che amo“.


Ti senti un po’ sardo anche tu? Hai amici oltre che qualche parente nell’isola?

Mi sento sardo al 100% e qui ho molti amici! Ogni anno è sempre bello ritrovarli e stare con loro”.


C’è qualche posto in Sardegna in cui ti andrebbe di tornare più spesso?

Cagliari. Trovo sia una delle città più belle al mondo e mi piacerebbe poter tornare più spesso. A fine carriera mi piacerebbe pensare di aprire li un locale dove si possano guardare eventi sportivi e mangiare. Almeno avrei anche la scusa per venire spesso!”

Tortu e Patta dedicano della vittoria dell’oro olimpico ai sardi e alla Sardegna.
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