Un utente non ha potuto fare rifornimento senza bancomat in Gallura: a volte il contante non vale niente
L’invisibilità degli ultimi, quando il contante non serve per fare benzina in Gallura: bisogna avere il bancomat.
L’episodio verificatosi recentemente in un centro della Gallura non rappresenta un caso isolato di disservizio, bensì il sintomo di una patologia sociale profonda che sta interessando ogni ambito della vita quotidiana. Un anziano cittadino, privo di strumenti di pagamento elettronici poiché non titolare di un conto corrente — condizione ancora diffusa tra le generazioni nate nella prima metà del secolo scorso — si è trovato nell’impossibilità di acquistare carburante. Nonostante la presenza fisica di una cassa, la procedura automatizzata obbligava all’uso esclusivo della carta, rendendo il denaro contante, moneta avente corso legale, del tutto inutile. Di fronte al rifiuto del sistema, l’uomo è stato costretto a desistere, vedendosi negato un bene primario per l’impossibilità di conformarsi a uno standard tecnologico a lui estraneo.
Il digitale che esclude
Questa dinamica di esclusione si sta propagando come un virus silenzioso in ogni settore nevralgico della società. Pagare un ticket sanitario, saldare una bolletta o effettuare acquisti di prima necessità sta diventando un’impresa proibitiva per chi non possiede un’identità digitale o strumenti finanziari dematerializzati. La digitalizzazione forzata trasforma diritti civili e bisogni primari in prestazioni accessibili solo a chi è “tecnologicamente conforme”. Nel momento in cui lo Stato e i privati eliminano l’opzione dell’interazione umana, emettono un verdetto di invisibilità nei confronti di chi opera fuori dai circuiti algoritmici.
La gravità del fenomeno risiede in una profonda dimenticanza storica e morale: la società moderna sembra aver rimosso il ruolo delle persone anziane come fulcro e motore della vita collettiva. Si ignora il fatto che le infrastrutture, i diritti e il benessere di cui godiamo oggi siano stati costruiti proprio da quella generazione che ora viene marginalizzata perché non “aggiornata”. Per questa fascia di popolazione, la tecnologia non è uno strumento di facilitazione, ma un muro logico e linguistico che genera un profondo senso di inadeguatezza. La mancanza di una rete familiare trasforma questa barriera in una condanna alla subalternità: ogni commissione diventa un atto di dipendenza, minando la dignità di chi ha passato la vita a costruire il presente degli altri.
L’utente tagliato fuori
In contesti periferici e rurali, dove i presidi fisici sono in costante smantellamento, l’obbligo digitale assume i tratti di un vero e proprio sequestro della quotidianità. Non poter gestire la propria salute o la propria casa autonomamente significa spingere l’anziano verso un isolamento forzato. Si assiste a una transizione pericolosa in cui il cittadino smette di essere titolare di diritti per diventare un utente “non compatibile”, perdendo l’accesso a beni che dovrebbero essere garantiti universalmente.
L’innovazione deve essere inclusiva e non può procedere ignorando il dovere etico di proteggere e rispettare chi ha rappresentato il motore della nostra storia. Senza normative che garantiscano la coesistenza di metodi di pagamento tradizionali e sportelli fisici, la digitalizzazione continuerà a produrre “esuli digitali“: cittadini che si ritrovano oggi stranieri in un mondo che non prevede più uno spazio per la loro realtà. La modernità non può e non deve costituire una forma di privazione, ma un ampliamento di possibilità che onori, anziché cancellare, chi ci ha preceduto.
