Un giovanissimo fantino di Santa Teresa Gallura in Francia per inseguire un sogno

Davide cirocca fantino

Il diciassettenne ha già debuttato.

Davide Cirocca, 17 anni, di Santa Teresa Gallura, è una concreta promessa dell’ippica sarda e italiana. Il ragazzo, fantino, ha debuttato nei giorni scorsi con un ottimo quarto posto. La sua è una storia di passione e sacrifici che lo ha, almeno per ora, allontanato dalla Sardegna.

“Sono partito in Francia nel 2019, a 15 anni, per frequentare una scuola per fantini – racconta il diciassettenne -. È stata una scelta molto difficile, pensando che mi dovevo allontanare dal posto in cui sono nato e cresciuto e dalle persone care, però ho dovuto farlo per perseguire la mia passione, che ho fin da piccolo. Ho iniziato ad andare a cavallo a 7 anni, in un maneggio nel mio paese, Santa Teresa Gallura, l'”Allevamento del Mà“, grazie ai gestori Anna Teresa Vincentelli e Maurizio Muntoni. A 9 anni ho fatto la mia prima gara di Endurance  e da li é iniziato tutto – prosegue Davide -. Ma avevo già dentro di me il desiderio di correre in un ippodromo. Così gli istruttori mi hanno suggerito di passare dall’Endurance al Galoppo, anche viste le mie caratteristiche fisiche particolarmente adatte alla carriera da fantino“.

Per qualche anno Cirocca è stato anche un calciatore della Polisportiva Santa Teresa Gallura. “Me la cavavo, ma non ero un campione. Ero un difensore, mi sono fermato ai giovanissimi. Dopo tre anni di sola equitazione ho fatto calcio a 5 per 2 anni, e ho interrotto alla mia partenza in Francia. Non ho mai creduto in una carriera calcistica, perché ero sempre a cavallo. Le mie giornate erano divise tra la scuola la mattina, ritorno a casa alle 16 con il pullman, pranzo e cambio vestiti in macchina mentre andavo al maneggio, poi finita equitazione, mi cambiavo in macchina mentre andavo ad allenarmi a calcio“.

Davide cirocca fantino

Da infarto. “Ma io sono così. Ho sempre fatto di tutto per non stare a casa. Se mi chiudevano a casa non riuscivo a stare fermo, mi annoiavo sempre. Conciliare il tutto con gli studi non è stato facile, il primo anno di superiori sono stato promosso, il secondo, rimandato, ma poi sono partito”.

A 15 anni la partenza in Francia, in un paese che si chiama Gouvieux. “Per frequentare la prestigiosa scuola per fantini Afasec. In Italia non ci sono più scuole come questa, per diventare fantino. Inoltre lavoro a Chantilly, vicinissimo. Quando sono arrivato qui sapevo già andare a cavallo da molti anni. Il mestiere si impara nelle scuderie, non a scuola. La scuola è come un college, ci dormo e ci mangio. Facciamo un mese in scuderia, lavorando mattina e sera, e 2 settimane di scuola. La scuola è un mezzo per poter gareggiare. Noi studenti lavoriamo nelle scuderie in giro per la Francia, ci assegnano ognuno ad una scuderia diversa. Abbiamo un regolare contratto di lavoro. Il nostro lavoro consiste nell'”allenare i cavalli“, cioè montarli. È il capo della scuderia che decide cosa farci fare. Ciò che guadagnamo nelle scuderie ci serve in parte per pagare la retta della scuola, che è costosa, in parte per mantenerci. E spesso i nostri genitori devono integrare”.

La vita di un allievo fantino è molto dura. “Inizio a lavorare la mattina alle 5:30, finisco alle 12:30. Poi torno a lavoro la sera, dalle 16:45 fino alle 18:30. Solitamente mi addormento verso le 22. Nelle ore in cui sono libero non riposo, faccio sport. A noi fantini serve molto lavorare sul fiato, quindi corsa. Lavoriamo molto anche in palestra sulle gambe. E sulla muscolatura delle braccia, ci serve per tenere i cavalli. Qui fa molto freddo, quest’anno siano arrivati a -16 gradi, e io sono sempre all’aria aperta. Abbiamo le piste fatte apposta per non ghiacciarsi, e siamo sempre a cavallo, anche con pioggia e neve. Quando un allievo fantino si ammala, non si ferma. Nei casi più gravi stai a casa e non ti accudisce nessuno. I supervisori della scuola ti portano da un medico, ti danno le medicine e basta. Nemmeno la fidanzata può starti vicina. Qui abbiamo i dormitori dei maschi e quello delle femmine. Per stare insieme si deve andare in cortile. È molto dura stare qui ma per fare quello che voglio diventare, solo qui si può fare”.

La Sardegna è sempre nel cuore. “Ho imparato a parlare il francese, ma mi sento sardo al 100%. Le ragazze francesi spesso sono molto carine, e gli piacciono gli italiani, ma io per non sbagliare sto con un italiana, studentessa nella scuola per fantini anche lei, ed è di padre sardo, si chiama Martina. Non siamo gli unici sardi qui alla scuola. Siamo arrivati in 9 sardi, tutti insieme, ci siamo fatti forza uno con l’altro, e tra di noi parliamo solo in sardo. Siamo un gruppo molto unito. Mi mancano i dolci sardi, anche se in Francia coi dolci si difendono bene, ma col resto del cibo non c’è paragone. Molte volte non sappiamo neanche cosa mangiamo. Ora dopo quasi 3 anni ci si fa l’abitudine, ma é sempre una cosa bellissima tornare a casa dai miei genitori quando ho le ferie. Se vengo d’estate vado al mare e sto con la famiglia, gli amici, e poi vado in campagna, a pesca, mi godo la vacanza il più possibile, perche poi non si sa mai quando si ritorna. La parte più difficile é ripartire da casa dopo una settimana di vacanza, quando torno qui i primi giorni sono difficili, ma ci facciamo forza uno con l’altro perché siamo nella stessa situazione”.

Il debutto del giovane fantino di Santa Teresa è avvenuto lo scorso 18 marzo, al Prix Dupont Restauration. “Si tratta di una gara organizzata dalla scuola, solo per gli allievi della scuola. Ma i cavalli che utilizziamo sono dell’allenatore della scuderia in cui ciascuno di noi lavora”. Ottimo quarto posto tra 15 fantini in gara, al debutto, primo tra tutti gli italiani. “La speranza di vincere c’era, ma c’erano cavalli molto forti in gara. Il mio cavallo, Hepzibah, non era tra i più forti, ma abbiamo fatto un buon risultato, ci aspettavamo di meno. Sono comunque molto soddisfatto del risultato. Non avevo mai provato questa sensazione, quando sei in una corsa hai la mente che pensa solo a quello che sta capitando nel momento. E una volta che hai finito sei soddisfatto di tutto. Anche se arrivi ultimo, secondo me, il giorno del debutto rimani soddisfatto, perchè già essere arrivato lì è una cosa ottima. La notte prima ho pensato: “Finalmente domani è il grande giorno“. Ero carichissimo e contentissimo di essere arrivato là, ma ero abbastanza tranquillo. Ho sentito giusto un pochettino di tensione quando mi hanno chiuso dentro la gabbia. Mi sono detto: “Sto partendo, ce l’ho fatta. Sto realizzando il mio sogno“. Invece una volta partiti ero tranquillo. Mi ha fatto i complimenti anche il mio capo, Pascal Bary, un allenatore molto importante in tutta la Francia e non solo”.

Il futuro è già tracciato. “Ho già raggiunto un buon risultato prendendo la patente da fantino per montare in corsa. Non c’è una regola per prenderla. É il capo della scuderia che te la dà, e non é una cosa facile da prendere, non ci sono esami, si deve meritare e essere bravi a cavallo. Se la ottieni, vuol dire che gli piaci molto, ti vuole mandare avanti e far montare in gara. È l’inizio del mio sogno di diventare fantino. E per ora sono l’unico degli italiani della scuola che ce l’ha“. Caparbietà, tenacia e dedizione, sacrificio e voglia di migliorarsi, Davide punta in alto. “Sogno di diventare un fantino conosciuto in tutto il mondo. Iniziare a montare in corsa per il mio capo già é una cosa molto bella, poi vorrei correre anche per altre scuderie e diventare un fantino di livello internazionale. Vorrei diventare bravo come William Buick, un grande fantino inglese, anche se meno celebrato di Frankie Dettori, che mi piace molto anche lui”.

Davide è riconoscente alle persone che lo hanno sostenuto e aiutato fin qui. “Ringrazio i miei genitori per la fiducia che mi hanno concesso, perché non credo che sia una cosa facile mandare il proprio figlio in Francia a 15 anni per una passione. Ringrazio Anna Teresa Vincentelli e Maurizio Muntoni per avermi cresciuto nella loro scuderia a Santa Teresa, mi hanno fatto fare tantissime gare di Endurance e mi é servito molto per fare esperienza, e mi hanno sempre sostenuto nella scelta di fare il fantino, per il mio fisico e la mia mentalità. Sono arrivato lì nella loro scuderia che avevo 7 anni e me ne sono andato a 15 anni, sono stati molto contenti quando gli ho detto che volevo spostarmi in Francia per diventare fantino. Ringrazio anche il mio capo Pascal Bary per  quello che ho imparato qui in Francia, mi sta dando molta fiducia, dimostrata anche facendomi montare nella corsa del mio debutto. Infine ringrazio tutte le persone che mi stanno dando fiducia e mi sostengono nel mio percorso”.

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