Arzachena piange lo storico parroco
Il sindaco di Arzachena dice addio a don Francesco Cossu e annuncia il lutto cittadino per il giorno dei funerali. Su Facebook il primo cittadino il suo cordoglio per una figura centrale nell’ultimo mezzo secolo di storia di Arzachena. “La scomparsa di Don Francesco lascia un vuoto incolmabile nella nostra comunità e nell’intera Gallura, di cui è stato una vera e propria colonna portante, un punto di riferimento spirituale e umano per generazioni di arzachenesi”. Così Roberto Ragnedda, che anticipa le mosse per il giorno dell’ultimo saluto. “Per onorare la sua memoria e consentire a tutta la cittadinanza di stringersi attorno al suo ricordo e di tributargli un ultimo, doveroso saluto, nel giorno delle esequie verrà proclamato il lutto cittadino. Riposa in pace, Don Francesco. Arzachena non ti dimenticherà mai”.
Francesco Giorgioni: “È stato un prete politico”
Il giornalista Francesco Giorgioni ricorda l’importanza della sua figura per la comunità, non solo parrocchiale. “Per mezzo secolo Don Francesco Cossu è stata la più importante guida identitaria, in questa mia comunità trasformata e disorientata dai tumulti della storia – ricorda il docente dell’Ipsar Costa Smeralda -. Pretoriano delle tradizioni galluresi, ha eternato con la sua prolifica penna l’incessante ricerca sulle radici del luogo. Ha scritto decine di saggi storici, alcuni bellissimi: su tutti, la raccolta di lettere dal fronte inviate alle famiglie dai soldati di Arzachena spediti in trincea.
Diffidava della rivoluzione antropologica della Costa Smeralda e per una vita ha affermato senza tentennamenti i valori culturali dello stazzu. È stato un prete politico, nel senso più nobile della parola”.
Lo scontro con Tom Barrack
“Quando Tom Barrack propose di demolire ciò che restava degli antichi stazzi compresi nelle proprietà del Consorzio Costa Smeralda per farne ville con piscina, Francesco fece irruzione in sala giunta per ricordare in faccia al magnate californiano che quei “cumuli di pietre” – espressione testuale pronunciata da Barrack – erano molto più di semplici ruderi.
Erano segni della nostra civiltà, ancora intrisi del sudore di chi li aveva costruiti, cantone su cantone: cosa poteva saperne un palazzinaro americano? Spesso sono stato in disaccordo con lui. Ma, da non credente, rimpiangerò molto la purezza del suo spirito libero, la sua indomita e disinteressata lotta per un modello di società che non può aspirare al futuro senza rendere conto al suo passato”.
