“A tavola senza schermi”, la sfida della convivialità arriva in Gallura

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Anche la Gallura aderisce al progetto “A tavola senza schermi”

Tre ristoranti in Gallura per “A tavola senza schermi”, progetto promosso dalla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza e dalla Fipe. A Olbia l’esperienza di Terranostra, mentre S’Andira e La Rosa dei Venti, attività stagionali, partiranno con la prossima apertura estiva.
Il cellulare consegnato ai bambini per tenerli tranquilli durante il pranzo, gli adulti che controllano le notifiche mentre aspettano una portata, le conversazioni che si interrompono per lasciare spazio agli schermi. È una scena che chi lavora nella ristorazione conosce bene e che riguarda ormai diverse generazioni. Da qui nasce il progetto sperimentale promosso dalla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Anna Cau, insieme a Fipe Confcommercio Sardegna. Coinvolge 15 ristoranti dell’Isola. Tre sono in Gallura: Terranostra a Olbia, La Rosa dei Venti a Porto Rotondo e S’Andira a Santa Teresa Gallura.

L’iniziativa punta a recuperare il valore del pasto come momento di incontro e dialogo familiare, proponendo alle famiglie di lasciare da parte smartphone e tablet per tutta la durata della permanenza al ristorante. Non un divieto, ma un “patto di disconnessione”, un invito volontario accompagnato da strumenti concreti: il “Kit del Ritrovo”, con giochi e attività differenziati per fasce d’età, un pieghevole informativo per i genitori e una guida della Federazione italiana medici pediatri sul rapporto tra bambini, adolescenti e mondo digitale.

I numeri degli adolescenti

I numeri riportati nella guida FIMP aiutano a comprendere le ragioni del progetto: il 95% degli adolescenti italiani utilizza regolarmente lo smartphone, più della metà lo tiene acceso ventiquattr’ore su ventiquattro e circa uno su quattro mostra segnali di un uso problematico. L’attenzione dei pediatri, tuttavia, non riguarda soltanto il tempo trascorso davanti agli schermi, ma anche i contenuti ai quali i minori possono essere esposti. Il presidente della Fimp Sardegna, Osama Al Jamal, ha richiamato i rischi legati a contenuti non adeguati all’età e allo sviluppo psicosociale, citando anche fenomeni come insonnia, isolamento sociale e autolesionismo.
La Garante Anna Cau ha presentato il progetto come un’occasione per rafforzare il ruolo educativo della famiglia. Il digitale, ha sottolineato, deve essere governato e i minori protetti dagli abusi dei dispositivi e dai contenuti inadatti. Il patto proposto ai clienti prevede che telefoni e tablet, di adulti e bambini, restino in borsa o in un cestino durante il pasto. Nell’attesa delle portate si potranno utilizzare giochi e attività manuali, mentre le eccezioni andranno concordate prima e le telefonate urgenti saranno effettuate lontano dal tavolo.

Marco Mura, Olbia

A raccontare come questa proposta si inserisca nella quotidianità dei pubblici esercizi è Marco Mura, presidente della FIPE Confcommercio sezione Gallura e titolare del ristorante-pizzeria Terranostra, a Olbia, di fronte a piazza Crispi. “Da anni notiamo il fenomeno delle famiglie che lasciano il cellulare ai bambini”, spiega. Una soluzione spesso dettata dalla necessità di gestire l’energia dei più piccoli, che non sempre riescono a restare seduti tranquillamente per tutta la durata del pasto. Ma il ristorante, osserva Mura, dovrebbe essere anche uno spazio nel quale i genitori possano ritagliarsi un momento per parlare e stare insieme. Al Terranostra, racconta Marco, si cerca già da tempo di offrire un’alternativa allo smartphone. Ai bambini vengono portati bicchieri con personaggi dei cartoni e dei supereroi, fogli da colorare e astucci con matite. Piccole attenzioni che, secondo il gestore, hanno sempre incontrato una risposta positiva da parte delle famiglie: i genitori ringraziano e spesso i bambini portano a casa i disegni.

Come funziona

È un’esperienza che Mura guarda come un primo passo nella stessa direzione del progetto regionale. La proposta della FIPE e della Garante, spiega, mantiene un carattere volontario e non introduce divieti: il ristoratore consegnerà la brochure e inviterà i genitori a provare i giochi del kit, scelti con il coinvolgimento dei pediatri e suddivisi per età. Alcuni potranno essere utilizzati autonomamente dai bambini, altri insieme agli adulti.

“Lasciamo totale libertà ai genitori. Noi suggeriamo di non usare il cellulare per il tempo del pasto”, precisa Mura. Anche gli adulti, dunque, sono chiamati a dare l’esempio, come ha ricordato il presidente regionale FIPE Emanuele Frongia presentando l’iniziativa: chiedere ai bambini di rinunciare allo schermo ha senso soltanto se anche i grandi sono disposti a farlo. Per il momento, al Terranostra la sperimentazione deve ancora cominciare: Marco attende di ritirare il kit e di vedere come verrà accolto dalle famiglie. La sua esperienza con i materiali da disegno, però, gli fa guardare con fiducia alla proposta.

Umberto Reindelli, Santa Teresa

La stessa attenzione alla convivialità arriva da Santa Teresa Gallura. Umberto Reimbelli, gestore del ristorante S’Andira, osserva come il fenomeno riguardi ormai giovani e adulti: “Vedere giovani e meno giovani pranzare e cenare senza mai staccare gli occhi dal cellulare” è una delle situazioni che lo colpiscono maggiormente. “La ristorazione non è solo un posto per consumare il pasto, è innanzitutto un posto di convivialità. Purtroppo negli ultimi anni si sta perdendo questa filosofia”, aggiunge. Il locale, come La Rosa dei Venti di Porto Rotondo, è stagionale e attualmente chiuso. Reimbelli ha spiegato di non aver ancora ricevuto il kit e ha annunciato che sarà cura del ristorante diffondere l’iniziativa dalla prossima apertura estiva, sensibilizzando innanzitutto i genitori. Anche per La Rosa dei Venti l’applicazione concreta della proposta è quindi legata alla ripresa dell’attività.

Il progetto durerà inizialmente un mese e coinvolgerà ristoranti di diversi centri della Sardegna. La volontà della FIPE è che l’esperienza possa diventare uno stimolo anche per le abitudini domestiche. Perché il punto non è soltanto trascorrere un pranzo senza notifiche, ma recuperare un tempo nel quale adulti e bambini possano guardarsi, ascoltarsi e raccontarsi la giornata. E, come ricorda Mura dalla sua esperienza di ristoratore e padre, offrire ai più piccoli un’alternativa al telefono può essere un modo concreto per cominciare.

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