Buddusò ricorda il poeta Salvatore Tucconi nel 50esimo anno dalla sua morte

Uno dei più grandi poeti estemporanei sardi.

“De inue sezis?” “De Uddusò!” “Ah sa idda de Tucconi su poete”. Buddusò era conosciuto perché era il paese di Salvatore Tucconi, che senza alcun dubbio è stato il buddusoino più famoso in tutte le fasce sociali della popolazione sarda nel periodo che va dal 1919 al 1968, quando cantava nelle piazze di tutti i paesi della Sardegna. E ancora oggi, sebbene siano trascorsi trentanove anni dalla sua morte, è ricordato da tutti quelli che amano la poesia estemporanea sarda.

Nacque a Buddusò il 17 ottobre del 1885 da una modesta famiglia di agricoltori. Esordì nel campo della poesia estemporanea il 3 ottobre del 1903, partecipando ad Alà dei Sardi ad una gara poetica a premi organizzata in occasione della festa in onore di San Francesco: non aveva compiuto ancora i 18 anni. Per guadagnarsi il pane emigrava in Francia, qui conosceva un giovane sardo, anche lui emigrato, che anni addietro avrebbe ritrovato come avversario in diverse gare poetiche disputate in alcuni paesi della Sardegna: era il poeta Giovanni Fadda di Fordongianus.

Nel 1915 fu chiamato alle armi; fu ferito il giorno stesso in cui fu proclamato l’armistizio. Ricominciò a cantare nel 1919, richiesto dai comitati organizzatori delle feste in tutti i paesi della Sardegna. Uomo di grande personalità e di carattere forte, Tucconi è stato sempre presente sopra i palchi, esclusi gli anni del periodo fascista, quando le gare erano proibite, sino all’età di 83 anni: certi ne avevano timore, altri desideravano cimentarsi con lui per migliorarsi. Era molto apprezzato dal popolo e da questo era considerato uno dei più grandi poeti estemporanei della Sardegna. Restano memorabili nei ricordi dei pastori, contadini e artigiani i duelli con Peppe Sotgiu, Barore Sassu e massimamente col grande poeta di Villanova Monteleone Remundu Piras. L’ultima gara il poeta la disputò a Narbolia con Remundu Piras in occasione della festa di Santa Reparata l’8 ottobre 1968: cinque mesi dopo, il 24 marzo del 1969 moriva serenamente a Buddusò.

Uno dei suoi pregi maggiori fu la resistenza nello svolgere il tema a lui assegnato: grazie alla sua grande cultura, quando gli avversari avevano esaurito l’argomento lui poteva continuare a svilupparlo per ore. Ma il merito più importante fu di aver dato una nuova impronta al carattere della poesia estemporanea sarda, sino ad allora limitata a pochi argomenti, che in genere si attenevano ai problemi e ai fatti di ogni giorno. Tucconi invece costrinse gli organizzatori delle gare poetiche a sostituire i vecchi temi con argomenti nuovi e inediti e in questo modo costringeva i  poeti a studiare e leggere in continuazione.

Durante le gare, nello svolgimento dei temi assegnati, spaziava con sicurezza nei campi della scienza, della storia, della filosofia e della letteratura, ma soprattutto della letteratura classica. Affascinava i presenti per lo stile pulito e lineare dei versi. Una caratteristica delle ottave di Tucconi era nella rima. I suoi versi sempre ordinati alla maniera classica dei poeti cavallereschi del Cinquecento (Ariosto e in particolare Tasso) venivano declamati quasi sempre nel seguente modo: sei endecasillabi a rima alternata (a-b/ab/ab) e gli ultimi due versi a rima baciata(c-c). Al riguardo riporto due ottave del poeta, la prima declamata durante una gara disputata con Piras: Accidente, ah! Fata l’as sa proa – a puntare a mie su fusile – ca tue, maccu, burdu ‘e Iddanoa, – as trattadu a Tuccone de imbecile; – naschidu senza cabu e senza coa – e postu a fura subra unu jannile; – ses naschidu a sa moda ‘e sos arabos, – dae una mama sola e chentu babbos!

L’altra difendendo il vento disse: Su entu est bonu, su entu est mezzanu, – su entu est malu, su entu produet; – su entu atit ogni fruttu e ranu, – dae su entu sa frutta che ruet; – su entu sanat ogni cristianu  – e su sanu su entu distruet; – pruite ogni cosa est necessaria, – niunu podet vivere chena s’aria.

Gli altri improvvisatori facevano rimare i primi sei versi, quasi sempre con uno schema diverso da questo. Disprezzava le rime più semplici e non componeva versi che terminavano in are e in adu, pensava fosse cosa da poetuncoli da bettola. Preferiva più musicali e con il tempo dei verbi in terza persona oppure le parole al plurale.

Per ricordarlo degnamente, nel trentesimo anniversario della sua morte, l’amministrazione comunale presieduta dall’allora sindaco Francesco Ziccheddu gli dedicava una piazza.

Quest’anno riccorre il 50°anniversario della morte del poeta  e l’amministrazione  comunale, Assessorato della Cultura per ricordarlo, Sabato 23 marzo 2019 alle ore 19 presso la sala conferenze della biblioteca comunale, organizza una tavola rotonda: “L’importanza di Barore Tucconi nella poesia estemporanea sarda”.

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