Addio a don Salvatore, il sacerdote che lottò per i brigatisti e che viveva a Buddusò

Ieri i funerali nel suo paese natale, Ollolai.

Si sono tenuti ieri, 25 ottobre, ad Ollolai, il suo paese natale, i funerali di Don Salvatore Bussu. Il sacerdote, 90 anni, da alcuni anni viveva nella casa protetta Maria immacolata delle Figlie della carità a Buddusò.

Don Bussu fu lo storico cappellano del carcere Badu ‘e Carros di Nuoro, che negli anni 80 veniva definito la Cajenna delle Brigate Rosse. In quell’ambito svolse la sua missione, portando nel carcere il volto umano della Chiesa.

Nel dicembre 1983, infatti, Don Bussu osò difendere apertamente i terroristi rossi rinchiusi nel carcere in sciopero della fame, perché sottoposti a un regime che venne dal lui definito inutilmente brutale. Da questa sua battaglia, che lo portò persino ad autosospendersi dal mandato di sacerdote, scaturì l’impulso che portò al varo della legge Gozzini, che sancisce il divieto di detenzione senza il rispetto dei fondamentali diritti umani.

Oltre che sacerdote, anche giornalista per anni ha diretto il settimanale della diocesi di Nuoro, l’Ortobene. Teneva, inoltre, la rubrica domenicale de La Nuova Sardegna. Don Bussu si è spento all’ospedale di Ozieri.

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