Gallura, stop ai maxi-conguagli Abbanoa: la Cassazione blocca le richieste 2005-2011

Stop ai maxi conguagli di Abbanoa.

In Gallura, la Corte di Cassazione blocca i maxi-conguagli 2005-2011. Abbanoa dovrà dimostrare la legittimità dei costi, mentre Adiconsum invita i cittadini a non pagare subito. La vicenda affonda le radici nel passato, tra il 2005 e il 2011, anni in cui la gestione del servizio idrico integrato in Sardegna era affidata ad Abbanoa. Il nodo gordiano si è stretto nel 2013, quando l’Autorità di Regolazione ARERA ha introdotto nuove disposizioni per gestire gli eventuali conguagli dei periodi precedenti, affidandone la quantificazione agli Enti d’Ambito.

La delibera.

In applicazione di quella norma, nel giugno del 2014 l’Ente d’Ambito della Sardegna adottò la delibera numero 18, riconoscendo partite pregresse per oltre cento milioni di euro e autorizzandone il recupero in bolletta. Da quel momento è partita la pioggia di maxi-conguagli che ha travolto migliaia di utenti in Gallura, da Olbia alla Costa Smeralda, scatenando un imponente contenzioso legale.

La sentenza.

Oggi, un nuovo punto a favore delle famiglie sarde arriva grazie all’ordinanza numero 27089 della Corte di Cassazione, che ha ridimensionato le pretese del gestore. Il principio giuridico ribadito dai giudici della Suprema Corte si spiega con una metafora. È come se, a distanza di anni dall’acquisto di un bene concordato a un determinato prezzo, il venditore pretendesse un’integrazione economica perché ha speso più del previsto.

Naturalmente, l’acqua non è una merce qualsiasi, ma il concetto chiave è che il gestore non può accampare diritti pretendendo pagamenti basandosi unicamente sui maggiori costi sostenuti o sulla mera esistenza di una delibera amministrativa. Spetterà invece ad Abbanoa l’onere della prova, dimostrando con documentazione ineccepibile la correttezza dei calcoli e il rispetto dei criteri tariffari dell’epoca. Una linea già tracciata nel contenzioso collettivo che ha tutelato circa 12.000 utenti, bloccando le richieste e imponendo la restituzione di quanto già incassato.

La decisione della Suprema Corte è stata accolta con grande soddisfazione da Adiconsum Sardegna, che da anni assiste i cittadini in questa battaglia. “La Cassazione conferma il principio fondamentale secondo cui una delibera non costituisce una prova sufficiente del credito e che chiunque esiga somme dai cittadini sia tenuto a dimostrarne la fondatezza sulla base delle regole tariffarie dell’epoca”, dichiara il presidente dell’associazione, Giorgio Vargiu. Dal sindacato dei consumatori arriva ora l’auspicio che tutte le sentenze dei tribunali dell’isola si allineino a questo orientamento, chiedendo in particolare che la Corte d’Appello di Sassari recepisca i principi della Suprema Corte per evitare disparità di trattamento sul territorio regionale.

Cosa succede ora.

Nel frattempo, a chiunque riceva solleciti, fatture di conguaglio o proposte di rateizzazione per il periodo compreso tra il 2005 e il 2011, Adiconsum consiglia di conservare con cura la documentazione e di far analizzare la propria posizione negli sportelli di tutela prima di versare qualsiasi somma. “I conguagli non possono essere considerati automaticamente legittimi, ogni richiesta deve essere giustificata e verificabile. Il servizio idrico è essenziale, ma altrettanto essenziali sono i diritti di chi lo paga”, conclude il presidente Vargiu.

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