Arabia Saudita ed Emirati, riavvicinamento mentre crescono gli attacchi degli Houthi

Il ministro della Difesa saudita è ad Abu Dhabi per rilanciare la cooperazione militare, in un momento in cui la chiusura dello Stretto di Hormuz e le minacce nel Mar Rosso mettono a rischio la stabilità della regione e il traffico marittimo mondiale.

Mentre si aggravano le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, che ha bloccato gran parte delle esportazioni di petrolio e di altre fonti energetiche dal Golfo, cresce la preoccupazione per le minacce degli Houthi yemeniti alla navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb.

Un’interruzione prolungata del traffico nel Mar Rosso da parte degli Houthi, compresi possibili attacchi a navi o porti, potrebbe creare gravi problemi. Quando il gruppo iniziò a colpire le navi nel Mar Rosso nel novembre 2023, il petrolio del Golfo continuava a transitare liberamente attraverso Hormuz, e le compagnie poterono semplicemente dirottare i carichi lontano dalla rotta del Mar Rosso.

L’Iran sostiene gli Houthi nell’ambito del cosiddetto “Asse della Resistenza”, che comprende anche Hezbollah in Libano e diverse milizie sciite irachene. I suoi legami con il gruppo yemenita, tuttavia, sono meno definiti rispetto a quelli con le altre formazioni.

Nel frattempo, il principe Khalid bin Salman, ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, ha avviato una visita ad Abu Dhabi considerata di grande importanza per ripristinare la cooperazione militare e di sicurezza tra i due Paesi in una fase particolarmente delicata.

La visita giunge mentre le ostilità legate alla guerra in Medio Oriente si intensificano, dopo il crollo della tregua in vigore nello Yemen dal 2022. Gli Houthi hanno guadagnato terreno a scapito delle forze governative, prendendo il controllo della costa occidentale e dell’area dello stretto di Bab el-Mandeb. L’Arabia Saudita, intanto, subisce attacchi quasi quotidiani con missili e droni contro aeroporti, impianti energetici e installazioni militari.

Incontri e colloqui

Domenica 18 ottobre il presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, ha ricevuto il ministro saudita ad Abu Dhabi. I due hanno discusso delle relazioni bilaterali e dei modi per rafforzare la cooperazione, oltre che degli sviluppi regionali e degli sforzi per consolidare sicurezza, stabilità e una pace duratura nella regione.

Il ministro ha trasmesso al presidente emiratino i saluti di re Salman bin Abdulaziz e del principe ereditario e primo ministro Mohammed bin Salman. Lo sceicco Mohammed bin Zayed ha ricambiato, chiedendogli di portare i suoi saluti al sovrano e al principe ereditario.

In un incontro separato, il principe Khalid ha visto lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, vicepresidente degli Emirati, alla presenza di alti funzionari di entrambe le parti. Secondo l’agenzia di stampa emiratina WAM, i due hanno ribadito la solidità dei rapporti tra i Paesi e l’impegno comune a rafforzare coordinamento e cooperazione in diversi settori, scambiando valutazioni sulla situazione regionale.

Al centro dei colloqui, riferisce l’agenzia, gli ultimi sviluppi nell’area e l’importanza di una cooperazione più stretta a sostegno della sicurezza e della stabilità regionali.

Fonti emiratine presentano la visita come una conferma del peso politico degli Emirati e del loro ruolo nel mantenimento degli equilibri regionali e dell’unità del Golfo. L’incontro arriva dopo le divergenze emerse di recente tra i due Paesi.

La visita era stata preceduta da un viaggio dello sceicco Mansour bin Zayed a Riad e si inserisce in una serie di contatti ad alto livello, che riflettono la volontà delle due leadership di rafforzare il partenariato e il coordinamento sui dossier comuni.

Secondo gli osservatori, il riavvicinamento potrebbe ridare slancio al coordinamento strategico tra Riad e Abu Dhabi, ritenuto essenziale per affrontare una crisi regionale estremamente complessa. Il significato dell’incontro, sostengono, va oltre il protocollo e le dichiarazioni ufficiali: le sfide alla sicurezza rendono il coordinamento più necessario, mentre il partenariato poggia su legami politici, economici e sociali consolidati nel corso di decenni.

Un ruolo strategico

Con il proseguire degli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita, gli Emirati assumono un peso strategico crescente, grazie al controllo che hanno contribuito a garantire su vie d’acqua cruciali, porti strategici e zone costiere del sud. La presenza emiratina è quindi considerata importante per il futuro dello Yemen, in un momento in cui nel Golfo cresce il timore per l’avanzata degli Houthi e l’espansione della loro influenza nel Paese.

Il riavvicinamento avviene inoltre dopo una serie di attacchi nei pressi di infrastrutture vitali ad Aden, tra cui l’aeroporto della città, segnale della fragilità della situazione e dei rischi crescenti per il governo yemenita e le forze alleate.

La provincia di Hadramawt, secondo fonti emiratine, aveva rischiato di trasformarsi in una delle principali basi del terrorismo nella regione e nella minaccia più diretta per l’Arabia Saudita, per la vastità del suo territorio, i legami tribali transfrontalieri e un confine comune di circa 700 chilometri. Gli Emirati riuscirono a cacciare al-Qaeda dopo circa un anno di controllo da parte del gruppo.

La lotta al terrorismo fu la prima fase dell’intervento emiratino: 59 soldati degli Emirati sono stati uccisi nelle operazioni che hanno portato alla liberazione di Hadramawt, al-Mahra e Marib dal controllo di al-Qaeda.

Abu Dhabi ha puntato soprattutto su partenariati diretti con le forze locali. Ha sostenuto la Resistenza del Sud e ha contribuito ad addestrare, equipaggiare e armare formazioni militari e di sicurezza che sono poi diventate tra le più organizzate e influenti sul terreno.

Dopo l’arrivo degli Houthi e dei loro alleati ad Aden nel 2015, la Resistenza del Sud combatté duramente con l’appoggio della coalizione araba, in particolare delle truppe e dei mezzi corazzati emiratini. Gli scontri si conclusero con la cacciata degli Houthi dalla città, prima che le operazioni si estendessero ad altre aree del sud.

La sicurezza della navigazione

Il riavvicinamento potrebbe contribuire anche a stabilizzare il traffico marittimo. Lo stretto di Bab el-Mandeb è una delle arterie principali del commercio mondiale, perché accorcia di migliaia di miglia nautiche le rotte tra i continenti e ne riduce i costi.

Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati, ha sottolineato la profondità e la solidità dei rapporti tra i due Paesi, affermando che la loro sicurezza e il loro destino sono legati e che il partenariato è uno dei pilastri della stabilità e della prosperità del Golfo.

In un post su X, Gargash ha definito la visita del principe Khalid e il suo incontro con lo sceicco Mohammed bin Zayed una conferma della solidità dei legami bilaterali, aggiungendo che la saggezza delle due leadership e la loro coerenza nei momenti difficili sono la migliore risposta a chi scommette sul contrario.

Il peso politico, economico e militare dei due Paesi conferisce alla loro cooperazione un impatto diretto sugli equilibri di sicurezza regionali. Più questa cooperazione è solida, sostengono i suoi fautori, maggiore è la capacità del Golfo di difendere le proprie scelte, i propri risultati e la propria sovranità.

Lo stretto di Bab el-Mandeb separa lo Yemen, sulla sponda araba del Mar Rosso, da Gibuti ed Eritrea, sulla sponda africana. Da qui transitano le navi provenienti dall’Oceano Indiano e dal Golfo di Aden dirette al Canale di Suez. Il corridoio del Mar Rosso è tra le rotte marittime più trafficate al mondo, con circa un quarto del traffico navale globale.

Lo stretto è lungo 115 chilometri e largo 36. È diventato un anello fondamentale del commercio internazionale dopo l’apertura del Canale di Suez nel 1869, che creò la rotta marittima più breve tra Europa e Asia.

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