Scagionati i due indagati dell’inchiesta sul femminicidio di Cinzia Pinna.
Emanuele Ragnedda è l’unico indagato per il femminicidio di Cinzia Pinna. È stato archiviato il procedimento nei confronti di Rosa Maria Elvo, ex compagna del reo confesso e di Luca Franciosi, accogliendo integralmente le richieste formulate dalla pm Noemi Mancini e dai legali della difesa. Entrambi erano stati inizialmente indagati per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sul delitto, avvenuto il 12 settembre 2025 a Palau. Le accurate indagini condotte dagli inquirenti hanno tuttavia dimostrato la totale infondatezza delle accuse a loro carico, scagionandoli definitivamente dall’inchiesta.
Né Rosa né Franciosi hanno preso parte al delitto.
Per quanto riguarda Rosa Maria Elvo, difesa dall’avvocato Francesco Furnari, le verifiche sui dispositivi informatici e telefonici hanno confermato che la donna non ha preso parte in alcun modo al delitto né alle fasi successive, smentendo l’ipotesi che avesse aiutato l’ex compagno a pulire la scena del crimine. Al contrario, la donna ha offerto la propria piena collaborazione agli investigatori fornendo elementi utili allo sblocco del computer dell’imprenditore.
Dopo le accuse la donna era stata bersagliata da pesanti insulti sui social, che hanno stravolto letteralmente la sua vita, trasformandola in un incubo. La Elvo ha, infatti, dovuto cancellare il suo profilo a causa di numerosi commenti contenenti offese. Anche per Franciosi l’incubo è finito.
Analogo esito ha riguardato la posizione del giardiniere, assistito dagli avvocati Maurizio e Nicoletta Mani, la cui estraneità è apparsa schiacciante. L’uomo è risultato vittima di una grave calunnia da parte del reo confesso che lo collocava nella villa di Conca Entosa nelle ore successive all’omicidio. Gli accertamenti però hanno provato la sua presenza altrove ed escluso in maniera categorica un suo intervento nello spostamento del corpo della vittima.
Femminicidi: i dati del Ministero.
Anche nel 2026, purtroppo, il fenomeno dei femminicidi continua ad essere presente sul territorio nazionale. Nell’ultimo report, da gennaio a settembre, in Italia sono avvenuti 52 omicidi con vittime donne. Tuttavia l’anno corrente mostra una flessione dei dati, rispetto ai 77 del 2025 nello stesso periodo. Nel mese di dicembre 2025, è entrata in vigore l’articolo 577-bis c.p., che rende l’omicidio di una donna in ragione del suo genere come reato autonomo di femminicidio. Nell’ultimo rapporto ministeriale i femminicidi accertati secondo la nuova normativa salgono a 15 casi, contro 8 nel periodo di giugno.
Tuttavia, da giugno a settembre, secondo altri report, erano il doppio, oltre 30 le donne uccise da partner ed ex a causa di un contesto di violenza di genere e di non accettazione della fine di una relazione. L’osservatorio nazionale “Non una di meno” conta 61 femminicidi fino all’8 ottobre 2026. Secondo lo stesso report sono 38 le donne uccise da partner ed ex partner nel 2026 fino all’ultimo documento, con 28 di queste a causa della violenza di genere. Per quanto riguarda le vittime in Sardegna, purtroppo, il calo nazionale non si riscontra nella regione. Nell’Isola continuano ad essere vittime di femmicidi e omicidi da due donne a oltre all’anno. Quest’anno sono due le donne uccise in un contesto affettivo.
Se in Italia calano i femminicidi, in Sardegna no.
Su questo fenomeno, la Sardegna, mostra una preoccupante stabilità. Per questo motivo la Regione Sardegna nel 2024, l’anno che ha mostrato un picco preoccupante, ha finanziato i centri antiviolenza e quest’anno il Pd ha proposto di introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, per insegnare il consenso e l’empatia, contro le recenti restrizioni del Governo Meloni.
La proposta di legge prevede punta a introdurla per i giovani fino ai 25 anni e comincia nella scuola primaria, dove si concentrerà sulla gestione emotiva, sul rispetto reciproco e sulla sicurezza digitale, mentre nelle secondarie il focus si sposterà su affettività e sessualità. L’iniziativa prevede uno stanziamento complessivo di 1,5 milioni di euro in tre anni e la creazione di servizi diffusi sul territorio, come sportelli di ascolto, équipe multidisciplinari e consulenze itineranti o a distanza per raggiungere anche le zone più interne.
